La notizia è sconfortante. E’ arrivata prima di Natale, e non è stato un bel regalo. A Bergamo, si parla di 1.814 euro a testa giocati alle slot-machine. Per fare un confronto, Sondrio si ferma a 1.639 euro, mentre Milano si attesta a 1.050 euro. Ma c’è di più. Secondo i dati 2016 del Monopolio di Stato la nostra provincia ha le maggiori giocate pro-capite in Lombardia. E, per dirla grossa, in un solo anno nella Bergamasca sono stati bruciati alle slot 1,2 miliardi.
Tutto questo fa riflettere. Vuol dire che, ogni giorno, le monete tintinnano implacabili in tutta i centri della Bergamasca: assommate fanno quasi 3 milioni e 400.000 euro, cioè 141.000 all’ora. Ne vien fuori, in un anno, il 2016, una cifra esagerata: 1 miliardo e 237 milioni di euro.
Prendendo un paragone fatto dal nostro quotidiano locale, il conto di quanto i bergamaschi spendono per le slot-machine equivale alla metà di quanto è costato realizzare – ma in cinque anni – la BreBeMi o a 35 volte la stima del progetto per la riqualificazione dello stadio dell’Atalanta. Una somma smisurata, per un fenomeno dirompente. Quello che lascia perplessi è la diffusione capillare del fenomeno: sono 7.597 gli apparecchi censiti nei 242 Comuni bergamaschi (in 32 di questi risultano invece assenti), di cui 6.303 “Awp”, quelle che accettano monete, presenti in particolare in bar e tabaccherie, e 1.294 “Vlt”, quelle dove si può giocare anche inserendo bancomat o carta di credito, nelle apposite sale-slot.
Come già detto, a Bergamo capoluogo, nel 2016, si sono giocati 218,290 milioni di euro, attraverso 893 macchinette; la proiezione pro-capite, neonati compresi, è di 1.814 euro a testa: in Lombardia, in nessun’altro capoluogo si spende tanto. Un triste primato!
Ma andiamo in provincia, dove la situazione si aggrava ancora di più. Al primo posto, pro capite, c’è Cortenuova: 6.022 euro per abitante, seguita da Grumello del Monte (5.607 euro) e Verdellino (4.737). Al contrario, ci sono anche dei Comuni “virtuosi”: Cerete (2 euro per abitante), Carona (3 euro) e Bianzano (12).
Ma c’è un dato che ci riguarda da vicino, e che non ci fa essere contenti. A livello di giocate complessive, alle spalle di Bergamo capoluogo ci sono Treviolo (47,020 milioni) e, udite udite, Albino (42,6 milioni). E, per non farci mancare niente, guardiamo la mappa delle “macchinette”: ad Albino ce ne sono 217, solo quattro in più di Treviglio (213), che ha quasi il doppio negli abitanti; poi, 190 a Romano di Lombardia e 182 a Caravaggio.
Il quadro è fosco! Ad Albino ci sono tre sale-slot e centinaia di “macchinette” sparse un po’ ovunque. Una forte presenza. E questo nonostante siano in atto in città, in particolare da parte dell’amministrazione comunale, campagne di sensibilizzazione e di prevenzione dei rischi legati al gioco patologico e azioni di controllo e vigilanza contro il gioco d’azzardo. Già da alcuni anni, infatti, il Comune di Albino ha alzato il velo sul fenomeno e sulle cifre impressionanti che girano attorno al gioco d’azzardo. Inoltre, quale Comune capofila dell’Ambito Territoriale Val Seriana, composto da 18 Comuni, Albino nel 2015 ha promosso il progetto “GIOCOXGIOCO, non GIOCO contro di me, GIOCO contro il gioco d’azzardo patologico”. Un progetto strategico, che rientra fra i 14 progetti bergamaschi finanziati da Regione Lombardia, con la somma di 15.000 euro, contro la ludopatia (gli altri sono: «Smetti… e vinci» del Comune di Palazzago; Jackpot di Seriate; «Azioni di contrasto alla ludopatia» della Comunità montana dei laghi bergamaschi; Fuorigioco di Villongo; «Tutto un altro gioco» di Lurano; «Il bel gioco dura poco» della Comunità montana Valle Brembana; «La posta in gioco» di Bergamo; «Mettiamoci in gioco!!!» di Trescore Balneario; «Non t’azzardare» di Dalmine; «Ascoltare, prevenire,promuovere e proteggere – persone, famiglia, comunità» di Bolgare; «Game over» di Romano di Lombardia; «Solo per gioco» di Clusone; Giocoxgioco di Albino; «Cosa c’è in gioco?» di Paladina).
Del resto i dati degli “utenti” sono impressionanti. In Val Seriana, la stima è di 38.777 giocatori d’azzardo, di cui fra i 1.262 e i 3.775 classificabili come giocatori problematici e fra i 497 e i 2.186 come giocatori patologici. Forte, poi, la presenza di studenti (dati ASL 2011), anche minori di 18 anni, e anziani.
Proprio considerando questa situazione, alla luce soprattutto della crescente presenza di luoghi per il gioco d’azzardo, i 18 Comuni hanno deciso di intervenire anche con un’ordinanza limitativa dell’apertura delle sale slot e del funzionamento delle slot-machine in altri esercizi commerciali, attiva dal 4 maggio 2015.
Il progetto “GIOCOXGIOCO, non GIOCO contro di me, GIOCO contro il gioco d’azzardo patologico” è un progetto ad ampio raggio: non è solo mappatura e controllo del fenomeno, ma anche prevenzione e informazione. Nel 2015 e nel 2016, si sono svolte alcune “buone pratiche”, come la giornata formativa riservata alla Polizia Locale e ai Carabinieri; lo spettacolo “Traccia1” – Laboratorio Audio, riservato agli studenti dai 15 ai 18 anni; la mostra “Azzardo Bastardo”, concessa dall’associazione Exodus e arricchita di alcune vignette realizzate dall’Associazione Nestwork di Alzano Lombardo, allestita nei Comuni, e che ad Albino ha coinvolto anche gli studenti del CFP e dell’Isis “O.Romero”.

Ma attenti, fin qui, quanto scritto sembra un articolo giornalistico, magari anche ben fatto, con tanto di statistiche, presa di coscienza del fenomeno, azioni e progetti per combatterlo. Ma alla fine rimane sempre qualcosa di asettico; dopo la sua lettura, il fenomeno non è cambiato, anzi sicuramente è destinato a crescere. Logico, quindi, intervenire con un commento “di pancia” che, se anche impreciso, vada a colpire i lettori, stimolandoli ad alcune considerazioni.
E veniamo al dunque. Dopo la lettura dell’articolo mi viene in mente una domanda: Perché Albino ha numeri così alti? Semplice, a determinare un valore così alto sta il fatto che Albino è un luogo di passaggio, da dove transitano anche i residenti di altri paesi, spesso paesi più piccoli, dove ci sono meno videolottery e slot machine.
Ma quello che più mi stuzzica sono altre domande: Chi ha permesso l’installazione delle slot? Lo Stato. Chi non ha pensato alle conseguenze del fenomeno? Lo Stato. Chi ha legiferato per regolamentare il fenomeno? Lo Stato. Chi si meraviglia di quanti dilapidano il loro patrimonio per giocare alle slot? Lo Stato. Chi lancia le campagne di sensibilizzazione contro il rischio ludopatia? Lo Stato. Chi ci guadagna? Lo Stato, il Monopolio di Stato. Allora, basterebbe resettare tutto, eliminare le slot con un atto d’imperio, tornare al giorno precedente la prima installazione di una macchinetta, e… il gioco è fatto. Invece, si fa come con le sigarette. Il Monopolio le fabbrica, le vende, incassa, ma dice che il fumo fa male e uccide. Siamo all’ipocrisia di Stato…e non vado più avanti.
Dico solo che i numeri fanno paura, i soldi buttati al vento sono da delirio, le persone che ci cascano sono da aiutare. Ma non bastano sterili progetti territoriali, spesso lanciati solo a cadenza periodica; mostre e spettacoli, che spesso non sono neanche pubblicizzati a dovere, ma indirizzati solo agli addetti ai lavori: soldi anche questi gettati al vento, se poi le statistiche e i numeri parlano di un fenomeno in aumento. Serve una strategia forte, partendo dalle scuole, puntando su chiari progetti verso le nuove generazioni, visto che le precedenti hanno fatto spallucce: in particolare, Like Skills, Unplugged e Giovani Spiriti, azioni che vanno a rafforzare le abilità di vita negli studenti attraverso la formazione e il coinvolgimento dei docenti. I progetti hanno come scopo quello di sviluppare abilità di vita, come ad esempio la capacità di resistere alle pressioni esterne, di dire di no, di avere maggiore senso critico. I ragazzi imparano a ragionare con la loro testa, non credono a tutto ciò che viene detto loro, per esempio alle pubblicità che dicono che vincere (alle slot) è facile. Life Skills è sul triennio delle scuole medie, Unplugged sul primo anno delle superiori, mentre Giovani Spiriti coinvolge i ragazzi del biennio sempre delle scuole superiori.
E qui mi fermo sul serio. A voi le vostre considerazioni.

Andrea Bonomi