L’inaugurazione delle nuove strutture è spunto per riscoprire i valori della pratica sportiva

Appuntamento importante per Semonte domenica 19 settembre con l’inaugurazione dei campetti realizzati in agosto presso il centro parrocchiale. Tipico di un autunno inoltrato piuttosto che di un finale di estate, il pomeriggio non si è certo presentato come ideale per goderne nell’immediato ma non mancheranno in futuro occasioni per apprezzarli appieno.
Al termine delle celebrazioni religiose, la benedizione per mano di padre Enrico Colleoni, semontese e missionario comboniano in Africa dal 1964, accompagnato dagli Alpini della locale sezione, poi il taglio del nastro da parte del sindaco di Fiorano al Serio, Andrea Bolandrina. Nel breve intervento, auspicando che le nuove strutture siano ben auguranti per una ripresa delle attività da tutti attesa, il primo cittadino ha voluto porre in risalto l’investimento voluto dal nuovo parroco don Antonio Gamba, opportunità aggiunta per lo svago della comunità ma soprattutto di bambini e ragazzi che più di chiunque meritano quella socialità sottratta che è ora urgente ritrovare in quanto fondamentale per la crescita.
Aldilà di questo aspetto sociale l’attività sportiva che gli oratori consentono di praticare può avere anche un ruolo importantissimo nella formazione trasmettendo valori che vanno oltre il contesto agonistico e il beneficio fisico. Chi impegnato nel calcio, come in qualsiasi attività che richieda dedizione e partecipazione, è un soggetto in primis tolto alla strada o meglio è, visti i tempi che corrono, levato da un oziare degenerante e da un uso compulsivo di nuove tecnologie dove il virtuale rischia di sostituirsi al reale.
Lo sport è inoltre palestra di vita: addestra emotivamente aiutando a costruire un’immagine più positiva di se stessi, di compagni e di avversari ed insegna a valutare e pianificare meglio le azioni per sapersi comportare nella maniera opportuna.
Presupposto che deve contraddistinguere il fare sport all’interno di un centro di aggregazione rivolto ai più giovani è però il concetto che per loro deve innanzitutto essere piacevole e appassionante; se diviene una costrizione, un qualcosa di opprimente o che crea turbamenti è assai probabile che si sia su una strada sbagliata dove più che il bene dei piccoli si ricerca l’interesse dei grandi.
Detto di un aspetto ludico che deve prevalere, come già affermato lo sport è comunque un impegno assunto a cui tener fede con partecipazione costante, pure agli allenamenti che costano fatica. E’ questione di rispetto verso i compagni, ingrediente indispensabile per uno sport che non è individuale ma che ha il valore aggiunto di puntare alla creazione di un gruppo dove ognuno, al fine di cementarne la coesione, sa assumersi le proprie responsabilità; lo sport di squadra ha altresì la peculiarità di essere condivisione e ci ricorda sempre che sul campo, come a scuola, sul lavoro o nella vita, non si è mai da soli.
Con il rispetto si coniuga una sana disciplina, troppe volte dimenticata ma basilare nel rapportarsi e confrontarsi con allenatori e dirigenti a cui è delegato il ruolo di guida e insegnamento, con un avversario che non va mai irriso o denigrato o provocato, con gli arbitri che non sono infallibili, proprio come qualunque sportivo.
Guardando un poco oltre il nostro piccolo, spesso si confonde lo sport con business, lo si associa a lustrini, paillettes e ingaggi milionari di coloro che si atteggiano a eroi e lo si assimila unicamente a trionfi e successo; ci si scorda però che è soprattutto fatica. E’ possibile conseguire risultati solo attraverso impegno, applicazione, sacrificio, perseveranza; non è un percorso facile ma la ricompensa può essere enorme.
Le vittorie degli atleti italiani che hanno accompagnato questa estate sono state opportunità di riscoprire l’infinita bellezza di una gioia incontenibile di fronte a traguardi tanto importanti.
Obiettivi raggiunti che sono fonte di pathos imponderabile per gli atleti stessi ma che viene trasmesso anche a chi tifa e gioisce idealmente al loro fianco pur se magari a chilometri di distanza oppure solo davanti ad un televisore.
Emozioni e soddisfazioni che non ripagano solo tanti sforzi ma possono essere motivo di vita o rivincita verso avversità; le palpitazioni si elevano all’ennesima potenza se pensiamo ai sentimenti che accompagnano le prestazioni dei ragazzi delle paralimpiadi.
Lo sport è certo qualcosa che va oltre il semplice gioco dell’ oratorio ma proprio in tale luogo può mettere radici per una manifestazione nella sua forma più genuina.

Luca Gualdi