Sui Colli di Gazzaniga

VIIIª puntata

L’antico oratorio di Santa Croce – S. Mauro

Dunque nel 1624 si stava lavorando per l’ingrandimento della cappella primitiva di San Defendente conservandola come sagrestia della nuova chiesetta ormai necessaria a motivo dell’incremento demografico del periodo rinascimentale. Dagli atti delle successive visite pastorali si conferma che la chiesa nuova era dotata delle condizioni che consentono la celebrazione delle messe, come la pietra portatile, arredi e paramenti, fra i quali nel 1638 mancavano una pianeta bianca e un calice, nonché una Immagine sopra l’altare.

Donazioni e legati avevano costituito un piccolo capitale che rendeva un’entrata fissa annuale di L. 200. Questa rendita era amministrata da tre reggenti scrupolosi rinnovati ogni anno, meno uno che a turno restava in carica due anni, con elezioni regolari da parte degli abitanti di Rova.Le elezioni si tenevano il 3 di maggio, festa dell’Invenzione di Santa Croce. La somma veniva impiegata in gran parte per messe obbligate da legati, celebrate da determinati cappellani e in parte per messe celebrate per devozione dei ‘vicini’ (abitanti del vicus o vicinia). Intorno alla metà del ‘600 celebravano il Rev. Mafeo Bortolotti da Cene e il M.to Rev. Sig.re Pancrazio Perino.

La nuova chiesa era come è tuttora: una sola navata 6 x 12 m divisa in tre campatelle da due archi a tutto sesto poggianti su lesene e su una leggera cornice che separa le pareti dalla volta a botte. Questa presenta decorazioni pittoriche riferite costantemente a motivi della Passione e della Croce accompagnati da iscrizioni su spiriformi cartigli barocchi.

La facciata ha un ampio portale in vivo di arenaria ben sagomata con trabeazione a trapezio rovesciato. Ai lati i coronamenti delle due finestre si sovrappongono curiosamente a quelli del portale. Una lunetta nel frontone rimane oscurata dal tetto del portico aggiunto più tardi.

Alla nuova chiesa bisognava adeguare anche il vecchio altare. Questo dalla cappella venne spostato nel nuovo presbiterio, ma si doveva rifarlo e dotarlo di “un’icona decente”. L’esecuzione fu affidata al marmoraro intarsiatore Bartolomeo Manni che impiegò il marmo nero di Gazzaniga come sfondo e marmi policromi negli intarsi e lo sormontò con una tribuna lignea finemente decorata e terminante in timpano spezzato secondo lo stile barocco. La tela invece fu commissionata al noto pittore clusonese, fedele interprete della Riforma Cattolica, Domenico Carpinoni (1566 – 1658), che lo eseguì negli anni della sua tarda maturità.

Sulla tragica scena della Deposizione dalle tinte forti e scure si diffonde una luce che piove dall’alto a destra, a significare il dramma di una morte umana sublimato dalla volontà che proviene dal cielo e la trasforma in morte redentrice dell’umanità. I movimenti dei personaggi (Cristo, Maria, S.Giovanni, la Maddalena, S.Defendente), i volti violentemente ripiegati, la loro mimica fortemente espressiva, la teatralità, la luce direzionale, sono aspetti che denotano influssi veneziani sull’allievo di Palma il Vecchio e in parte anche caravaggeschi, comunque marcatamente ispirate al dilagante stile barocco.

Nel ‘700 si registra un aumento delle entrate fino a L.230, bastanti per celebrare la messa “tutte le feste dell’anno per commodo di quel popolo” e per celebrare due solennità con messa cantata e Vespro il 3 maggio e il 14 settembre, rispettivamente ricorrenze dell’Invenzione e dell’Esaltazione della Croce.

La gestione autonoma della ‘fabrica’ continuò fino al 1803, quando un decreto napoleonico sopprresse i Luoghi Pii e il bilancio confluì in quello unico della ‘fabbriceria’ di Fiorano. Nel 1861 si registra una terza solennità, quella di S.Mauro celebrata il 15 gennaio. Dal 1911 Rova ebbe la presenza costante di un coadiutore nella nuova abitazione di Via Costa. Si concretizzava finalmente la secolare aspirazione degli abitanti della frazione all’autonomia nel culto.

La chiesetta subì poi vari interventi di restauro e di prevenzione dall’infiltrazione di acqua nella parete Nord addossata al terrapieno della rampa che conduce al voltone. L’ultimo intervento del 2001-2002 oltre a restauri strutturali ha mirato alla valorizzazione degli affreschi cinquecenteschi, della tela seicentesca e delle decorazioni pittoriche delle pareti e della volta.

L’importanza storica della chiesetta di Rova è sottolineata anche dalla tradizionale funzione di accoglinza di illustri personaggi, quali i vescovi visitatori, il corpo di S. Ippolito, i nuovi sacerdoti, le solenni processioni, le sfilate civili.Si riporta un esempio:

“13 aprile 1882. S.E. Mons. Vescovo col suo seguito alle ore 6 precise partì da Cene per Gazzaniga. I componenti la Giunta , la Fabbriceria, la Congregazione di Carità, il M.R. parroco di Gazzaniga, vengono con legni (vetture). Giunto all’Oratorio delle SS. Croce il Vescovo scende dal legno e in mezzo ad una folla di popolo entra nell’Oratorio ove lo attendono il clero e la Confraternita del SS. Sacramento. Viene salutato da alcuni fanciulli. Quindi indossa la cappa magna per la Processione e la funzione di ingresso. Le aste del Baldacchino sono portate dai principali del paese. Le vie sono ornate con archi e verde e qua e là sono cosparse di fiori. Le finestre delle case sono pavesate. La Banda suona belle armonie tra gli spari dei mortaletti. Al centro il paese è bellamente illuminato”.

 

Angelo Bertasa