Toccare: ad Albino presente l’Unione ciechi per Bergamoscienza

Tra gli eventi ospitati ad Albino nell’ambito del Festival 2015 di Bergamoscienza hanno avuto luogo anche quelli organizzati dall’UICI – Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti onlus – sezione di Bergamo, con il Comune di Albino, Sistema Bibliotecario Valle Seriana, Fondazione della Comunità Bergamasca, e con la collaborazione di altri enti ed associazioni presenti sul territorio.

 

Dalle prime fasi della progettazione fino alla realizzazione ed alla gestione degli eventi hanno lavorato l’Assessorato alla Cultura del Comune di Albino, l’Unione ciechi e lo Studio tecnico Balini di Cene, mentre hanno contribuito a vario titolo sponsor, aziende ed artigiani con donazioni, fornitura di materiali e prestazioni d’opera.

Il filo conduttore del programma proposto dall’Unione ciechi era centrato sul tema della visione e della non visione con l’intento di portare lo spettatore a sperimentare e a riflettere sul mondo dei privi di vista e con la speranza di educare ad una sensibilità nuova.

Nelle settimane dal 3 al 18 ottobre 2015, periodo nel quale si è svolta la maggior parte degli avvenimenti del Festival in città e provincia, nella chiesa quattrocentesca di San Bartolomeo è stata allestita la mostra “Toccare” mentre l’Auditorium di via Aldo Moro ha ospitato nella serata del 16 ottobre la conferenza dal titolo – Dalla conoscenza del mondo sensibile all’elaborazione dell’immagine attraverso il pensiero creativo. Neuroscienza, arte e filosofia s’incontrano e s’interrogano.

Ricordo, anche se non si è svolto nel territorio di Albino ma nel Comune di Cene, anche un evento inserito nel programma presentato dalla nostra associazione: una cena al buio che si è svolta il 10 ottobre e ripetuta il 17, dato il grande successo delle prenotazioni.

L’evento principe dell’intero programma è stato senza dubbio la mostra-laboratorio tattile “Toccare: la conoscenza del mondo attraverso l’esercizio della sensorialità”, un’installazione realizzata con l’intervento degli artisti Elio Bianco, Audelio Carrara, Nicoletta Freti e Giuliano Giussani. L’opera, installata, come già ricordato,all’interno della chiesa di San Bartolomeo in Albino, consisteva in un tunnel rettilineo lungo 12,50 metri, un parallelepipedo largo 1,25 metri, alto 2,50 e costruito con pannelli in legno, affiancato da quattro grandi cerchi posati sul pavimento. I visitatori accompagnati da volontari non vedenti venivano invitati a percorrere scalzi l’interno del tunnel in un percorso oscuro popolato di materiali di varia natura posati al suolo o appesi alle pareti. In un’atmosfera pervasa da suoni, voci, vibrazioni, correnti d’aria, nell’oscurità solcata a tratti da luci intermittenti o nella penombra creata da tenui luci a led, venivano guidati in un’esplorazione tattile mediata dalla sensibilità dei piedi e delle mani. In un ambiente inconsueto e privo di riferimenti per chi ci vede le persone erano stimolate ad orientarsi, ascoltare sensazioni ed emozioni, a leggere la realtà esterna secondo le modalità di chi è privo della vista e deve affidarsi ai soli sensi residui.

Ritengo che sia stato raggiunto un buon successo e conseguito l’obiettivo prefissato: non sono solo i numeri che contano, tuttavia alla mostra abbiamo raggiunto un totale di più di 1100 presenze di cui oltre un terzo provenienti dalle scuole ed il resto costituito da privati. Siamo particolarmente lieti che ci sia stata una buona risposta da parte degli istituti scolastici che hanno inviato classi provenienti dalla scuola dell’infanzia, dalla primaria, dalle medie inferiori e superiori con insegnanti motivati. In questo senso è risultato premiante il lavoro che da anni la nostra Unione svolge sul territorio provinciale soprattutto a livello di scuola primaria, proponendo interventi nelle scuole con laboratori e portando le nostre esperienze. Così è avvenuto in questo caso con la partecipazione di classi provenienti da ampia parte del territorio comunale, Albino centro, Desenzano, Vall’Alta, Bondo Petello, grazie ai contatti diretti con gli insegnanti che hanno accolto il nostro messaggio educativo da seminare in un terreno fertile.

Da un altro punto di vista penso che si sia generato un duplice effetto positivo grazie alla scelta del luogo: la mostra ha goduto di una prestigiosa localizzazione e la splendida chiesa di San Bartolomeo è stata valorizzata grazie all’afflusso del pubblico. Durante l’apertura straordinaria molti visitatori si soffermavano ad ammirare le belle forme architettoniche dell’edificio e i tesori artistici contenuti all’interno: il polittico ligneo opera del milanese Pietro Guzzolo e gli affreschi alle pareti, il ciclo dedicato al martirio di San Bartolomeo ed il ciclo sulle storie del Beato Simonino da Trento.

Riguardo alla conferenza del 16 ottobre nell’Auditorium, la serata ha proposto due conversazioni ognuna delle quali meritava una data a sè stante, vista la pregnanza e l’ampiezza degli interventi proposti.

Il primo, dal titolo “Materia e idea nella scultura moderna da Michelangelo a Matisse da Picasso a Manzù” è stato tenuto dal Prof. Giovanni dal Covolo, laureato in Filosofia, già docente al Liceo Sarpi di Bergamo e operatore culturale presso varie istituzioni museali bergamasche.

La conversazione, di elevato spessore culturale, ha spaziato lungo un ampio arco storico con un approccio interdisciplinare coinvolgendo, grazie alle plurime competenze del relatore, gli ambiti filosofico, teologico e letterario oltre che artistico.

Il secondo intervento, dal titolo “Rapporto tra cervello e creatività: conoscenza del mondo attraverso l’esercizio della sensorialità” è stato tenuto dalla Dott.sa Beatrice Viti, proveniente dall’Università di Bologna, medico chirurgo, specializzata in Neuro-estetica.

La relatrice ha portato un contributo di alto livello scientifico, parlando degli studi e delle sperimentazioni che sono in atto per stabilire come dall’interpretazione visiva di certe immagini si possa capire in un individuo la prevalenza o l’equilibrio tra i due emisferi cerebrali deputati al pensiero creativo ed al pensiero razionale.

Ha condotto la serata il Prof.Oliviero Bergamini, giornalista di RAI 1, davanti ad un pubblico attento e qualificato che è stato catturato anche dalle immagini bellissime ed interessanti presentate dai relatori, ed è intervenuto con domande nel dibattito finale.

Come considerazioni conclusive sulla manifestazione devo dire che la partecipazione al Festival di Bergamoscienza è stata una grossa sfida per tutti noi, per poter essere all’altezza di un evento così importante e complesso. La preparazione e l’allestimento hanno richiesto un grosso sforzo di elaborazione teorica, un grande impegno organizzativo ed un paziente lavoro realizzativo e di gestione durante lo svolgimento degli eventi in calendario.

Abbiamo cercato con umiltà di coniugare, se possibile, aspetti diversi: valori artistici e scientifici, una realizzazione pratica con tecnica e manualità, una proposta che avesse una valenza educativa per la crescita della sensibilità e della solidarietà sociale verso le categorie più deboli.

Non spetta a me tracciare un bilancio dei risultati; chi ha preso parte agli appuntamenti di Albino potrà essersi fatto la sua valutazione. Devo dare atto tuttavia all’Amministrazione comunale di Albino che ha creduto in questa iniziativa, ha contribuito con generosità mettendo anche a disposizione spazi e personale, così come devo ringraziare Parrocchia e Oratorio di Albino che ci hanno dimostrato sensibilità ed attenzione.

Ci auguriamo che in futuro si possano ripetere esperienze di questo genere che vogliono nelle intenzioni contribuire a far crescere una comunità solidale e sempre più aperta verso i valori della cultura senza barriere e dell’inclusione sociale.

 

Paolo Parimbelli (coordinatore Arte e Cultura Unione ciechi di Bergamo)