Toponimi di Cene – 2º itinerario

Oggi, ragazzi, dobbiamo concludere la visita al centro abitato di Cene con l’ultima tappa del secondo itinerario. Per la prossima volta porterete calzature più adatte per la montagna.

 

La volta scorsa siamo arrivati all’inizio di Via Gallizioli alla cappella storica della “Crüsèta”. Ora, risalendo questa via raggiungiamo l’incrocio della stessa con Via Spigla, dove si offre alla vista la bella cappelletta chiamata appunto ” trebülina de Spigla”.

Che cosa significa Spigla, Prof.? Prova a chiederlo a quel signore

anziano. Signore, ci può dire cosa significa Spigla? Dovete sapere che quando io ero piccolo lassù sulla collina che si chiama ancora Spigla si coltivava il frumento e noi piccoli dopo la raccolta fatta dal contadino formando dei covoni andavamo a raccogliere le spighe di grano rimaste sul campo, cioè a spigolare. Prima di arrivare sul colle c’erano molti castagni dove noi andavamo a racimolare le castagne rimaste, cioè a spigolarle.

Il termine spigolare, ragazzi, si usa anche per indicare quello che state facendo voi, vale a dire raccogliere qua e là informazioni. A chi chiediamo informazioni sulla trebülina? Chiediamo alla proprietaria che abita qui vicino.

Signora, stiamo spiglando informazioni sulla storia di Cene. Lei ci può dire la storia di questa santella? Certamente, per quel poco che so. È stata costruita verso la fine dell’800, perchè i miei nonni l’hanno sempre vista. Il pittore Licini di Cene ha dipinto la scena della Madonna Addolorata che regge sulle ginocchia il Figlio morto e sulla volta della nicchia due teste di angioletti. Un vescovo della fine 800 ha concesso l’indulgenza di 60 giorni a chi recita tre Pater Ave Gloria. Ho intenzione di restaurarla appena potrò.

Grazie, signora.

Proseguiamo ora lungo Via Spigla che porta alla casa di riposo delle persone anziane. Dal colle guardando verso la Doppia, torrente della Valle Rossa, potete vedere i “Mülì”, il “Mai”, di cui abbiamo palato il primo giorno e potete vedere anche “La Tinèla”. Cos’è? Guardate dietro il campo del mulino, vedete un punto in cui l’acqua del torrente ha scavato durante milioni di anni una tinozza, detta perciò Tinèla. In geologia queste vaschette scavate dall’acqua di cascata si chiamano marmitte del gigante.

Ridiscendendo per Via Spigla in fondo incontriamo un artistico crocifisso in legno riparato da un tettucio e collocato in una sagoma rombica. Attraversiamo la piazzetta don Mosconi da cui è iniziata la nostra esplorazione col primo itinerario e giungiamo in Via XXIV maggio, una delle vie più vecchie del paese, dove c’era una chiesetta dedicata a S. Rocco, protettore degli appestati. Questo antico oratorio, “Sandròch”, risaliva alla prima metà del ‘500. Da Piazza Italia, dove si affaccia la casa del Comune, dopo aver percorso la via centrale, Via Matteotti,raggiungiamo l’altra piazza, IV novembre, che ricorda la fine della prima guerra mondiale, volevo dire fine vittoriosa, ma sappiate che in qualunque guerra non c’è mai né vinto né vincitore, tutti hanno perso tante vite umane…inutilmente. Questa piazza vien detta “Ol Crusàl”, luogo dove si incrociano più strade.

Da qui si può percorrere la Via Vittorio Veneto, stesso ricordo dell’ultima battaglia. Questa via è detta “al Put” perchè porta al ponte vecchio. Oppure si può percorrere Via Marconi per continuare nella già percorsa Via U. Bellora.

All’inizio di Via Mrconi un palazzo seicentesco appartiene ai Conti Rillosi. Poco oltre si può osservare la cappella di S. Giuseppe morente o dell’Addolorata, una elegante costruzione con frontone classico, tinto di rosa , costruita nel 1915 quando iniziava la guerra accennata prima. Anche all’interno si presenta armoniosa, con quattro archi classici retti dalla base circolare della cupoletta. La pala sopra l’altare è circondata da figure di angioletti che fanno da decorazione. La tela raffigura la morte di S. Giuseppe presenti la Madonna e S.Giovanni.

Anche all’angolo con Via Fontana sorgeva una delle più vecchie case di Cene. L’amore per la storia come si vede non è sempre vivo. Speriamo che queste esplorazioni vi lascino un più vivo desiderio di conservazione della memoria storica.

Se non riuscite a memorizzare tutto, i vostri appunti serviranno per conservare le varie informazioni apprese in questi itinerari su quaderni o sul vostro computer. Ma attenzione, esercitiamo un po’ anche la memoria, perché diversamente potremmo dimenticare anche la strada di casa nostra e doverla chiedere al satellitare.

E dimenticare anche gli scarponi per la prossima….

Angelo Bertasa