Totem arancioni e…competenza giornalistica!

Egr.direttore,

 

Sul numero di novembre di Paese mio è comparso l’articolo “basta, togliamo quei totem arancioni” che, contenendo delle informazioni non corrette merita delle precisazioni. Tanto più che è una situazione sulla quale, tanti hanno speculato senza un’idonea informazione.

Gli speed check non sono mai stati dichiarati “illegali” come afferma il sig. Andrea Bonomi, autore dell’articolo, ma tutto nasce da una superficiale informazione data ai cittadini: i contenitori arancioni non hanno necessità di essere omologati ma sono le apparecchiature in esse installate (autovelox) che devono esserlo e non è necessario rimuovere il manufatto dopo l’effettuazione del servizio, come ben evidenziato nella nota del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti n.402 del 17 gennaio 2013.

Così come l’affermazione che l’infrazione debba essere immediatamente contestata non è corretta in quanto la stessa deve essere notificata entro 90 giorni.

A parte le disquisizioni puramente tecniche, quando vennero installati gli speed, nell’ambito di una politica di sicurezza stradale, i risultati furono sorprendenti: ci fu una riduzione delle infrazioni del 60% nei luoghi dove erano presenti.Prima dell’installazione è stata fatta una campagna di monitoraggio nei luoghi dove erano state evidenziate situazioni pregresse di pericolosità, a seguito anche di numerose segnalazioni da parte dei cittadini. Il fine non era di fare cassa ma di far diminuire le situazioni di pericolo.

Un loro corretto utilizzo invece, che consiste nel farli “girare” sul territorio essendo amovibili appunto per non renderli, come dice l’autore dell’articolo “familiari”, contribuirebbe ad una maggiore sicurezza e, in accordo con il sig. Bonomi, a far togliere il piede dall’acceleratore.

Ciò che vorrei però evidenziare con questa mia lettera è che è legittimo essere o meno d’accordo sulle scelte che vengono fatte, ma ritengo che tra le linee guida di una corretta comunicazione sia necessario dire sempre la verità e dare informazioni documentate, e non suggerite dal tam tam mediatico o da esternazioni di qualcuno alla ricerca solo di spettacolarità.

 

Paolo Cappello, Consigliere di Per Albino progetto Civico, ex delegato alla polizia locale

 

 

In riferimento alla lettera inviata in redazione da Paolo Cappello, attuale consigliere della minoranza consigliare di Per Albino Progetto Civico e, nella precedente amministrazione, a sindaco Luca Carrara, ex-delegato alla polizia locale, che, in merito all’articolo “Basta, togliamo quei totem arancioni”, a firma Andrea Bonomi, pubblicato nel numero di novembre 2014, ritiene che contenga delle “…informazioni non corrette che meritano delle precisazioni. Tanto più che è una situazione sulla quale tanti hanno speculato senza un’idonea informazione”, colgo l’occasione per andare a controbattere quanto espresso dallo scrivente, trovando comunque strano che non abbia approfondito la materia in questione, che peraltro era di sua competenza durante l’incarico avuto nella precedente amministrazione.

Innanzitutto, proprio per non incorrere nell’errore di scrivere, come fa il signor Cappello, a chiusura della sua lettera, “ritengo che tra le linee guida di una corretta comunicazione sia necessario dire sempre la verità e dare informazioni documentate, e non suggerite dal tam tam mediatico o da esternazioni di qualcuno alla ricerca solo di spettacolarità”, bisognerebbe non fermarsi alla prima circolare o lettera esplicativa che diffonde il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La pezza giustificativa addotta è del 17 gennaio 2013 e risponde a un quesito parziale sulla materia.

Sarebbe bastato andare a leggere una delle tante circolari emesse già dal 2012 dallo stesso Ministero in risposta a quesiti inoltrati da Comuni, Province ed associazioni di consumatori (la Globo Consumatori, di Alessandria, per esempio), che si erano lamentati dell’installazione di questi speed check (i cosiddetti “totem arancioni”) e che in varie occasioni avevano aperto dei procedimenti penali. A sostegno di queste ragioni, allego (ndr: non viene pubblicata per ragioni di spazio), quale esempio, una circolare del 18 settembre 2013 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, molto chiara ed esaustiva sull’argomento, in cui si ribadisce la loro irregolarità e la loro potenziale pericolosità. Nel particolare, la circolare ministeriale afferma che “I manufatti in questione non sono inquadrabili in alcune delle categorie previste dal nuovo codice della strada e dunque per essi non risulta essere concessa alcuna omologazione ovvero approvazione ai sensi dell’articolo 45 c6 del codice e dell’articolo 192 c2 c3 del regolamento”.

E ancora sulla direttiva si legge che “L’eventuale impiego come componenti della segnaletica non può essere autorizzato in quanto i manufatti non sono riconducibili ad alcuna delle fattispecie riconosciute dal vigente regolamento”.

In pratica, non potrebbero essere usati dai Comuni come deterrenti della velocità né come segnaletica, in quanto “non sono riconducibili ad alcuna delle fattispecie previste dal vigente Regolamento” e possono essere ritenuti regolari solo se all’interno è presente un rilevatore di velocità o una telecamera.

E, inoltre, allego (ndr: anche questa non viene pubblicata per ragioni di spazio) un’altra circolare dello stesso Ministero, molto più recente, datata 19 marzo 2014, peraltro inoltrata al presidente dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni d’Italia) Pietro Fassino, che si può leggere e scaricare dal sito del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Ancora una volta ribadisce il suo parere negativo sui “dissuasori di velocità”, allegando peraltro pareri negativi già espressi in passato dagli uffici del Ministero competenti in materia. E ammonendo quei Comuni e Provincie che persistono nel loro non conforme utilizzo (per loro si ipotizza il reato di danno erariale: spendere soldi per qualcosa che non è in regola, è infatti reato).

Di fronte a questi documenti così eclatanti, non posso che concludere qui la mia lettera di risposta al signor Cappello. La risposta è chiara, non c’è nulla più da aggiungere. Anzi, forse c’è una considerazione da aggiungere: Andrea Bonomi, in quell’articolo pubblicato sul numero di novembre 2014, ha fornito ai lettori una comunicazione corretta, circostanziata, ben documentata, desunta proprio dal sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

 

Andrea Bonomi