“Tour mariano” in valle del Lujo: peregrinazione della Madonna di Altino

La Valle del Lujo nei mesi di maggio e giugno ha accolto nelle sue parrocchie l’effige della Madonna di Altino. Un evento storico, che ha coinvolto centinaia di persone, tutte nel profondo, fortemente voluto sia per dare risalto visivamente all’anno dedicato a Maria Madre di Dio e Madre di Misericordia sia per rilanciare l’unità pastorale, da tempo in atto nelle parrocchie delle valle che si trovano alle pendici del Monte di Altino, il cosiddetto “Monte dell’apparizione”.

 

“Quale immagine più bella per sentirci più uniti che questa – ha detto Bepy sul bollettino parrocchiale di Vall’Alta “Grandangolo” – vederci protetti sotto lo stesso manto della Madre di Dio, uniti in una sola comunità, in un unica famiglia”.

E, in verità, la peregrinazione della Madonna di Altino è stata un vero evento per le comunità della valle. Tutti entusiasti per i preparativi, tutti convinti nella partecipazione, tutti impegnati in frazione nel periodo della presenza in loco della statua. Grande sincerità, poi, nel raccoglimento personale, nella preghiera, nella meditazione. Grande affetto, in particolare fra i vall’altesi, ma anche grande rispetto e devozione fra gli abitanti delle altre comunità vallari. E significativi sono stati i commenti dei parroci della valle.

“Grande affetto? Merito di Maria – ha detto il parroco di Vall’Alta don Daniele Belotti – Maria è il grande dono che Dio ci ha fatto attraverso Gesù: “Ecco tua madre!”. Maria è la madre che ci raccoglie come figli ovunque andiamo. Maria, nell’apparizione a Quinto Foglia, è dono specifico per la Vall’Alta di allora, come per la Vall’Alta di oggi”.

“Occorre “lasciarci prendere”, coinvolgere il cuore, riscoprire i sentimenti e, perché no?, lasciarci emozionare – ha aggiunto il parroco di Fiobbio don Michelangelo Finazzi – Credo che questo movimento interiore sia stato il più sorprendente di questa bella peregrinazione della Madonna di Altino nelle nostre Parrocchie. I generosi preparativi, il sentito applauso di accoglienza in ogni comunità, la partecipazione alle processioni, il clima di fraternità, la preghiera personale di molti, ci hanno mostrato un coinvolgimento e un calore inusuale nelle nostre assemblee. Questo mi ha fatto pensare che abbiamo bisogno anche di segni concreti e di eventi un po’ più coinvolgenti che risveglino la nostra fede”.

“È stata una grande gioia e una forte esperienza di fede accogliere per la seconda volta dopo 32 anni, la statua della Madonna del monte Altino nella parrocchia di Abbazia – ha sottolineato il parroco di Abbazia e Casale don Filippo Bolognini – Era stato il parroco di allora, il compianto don Luigi Merelli a volere per sé e i suoi parrocchiani la statua della Vergine nella sua Chiesa, in occasione della discesa del gruppo statuario nella Chiesa di Vall’Alta per un significativo anniversario. Il ricordo di quell’evento era ancora vivo nel cuore dei fedeli di Abbazia che, con grande gioia, hanno accolto la notizia di questa seconda visita. Per Casale, invece, si è trattato della prima volta e l’entusiasmo è stato, se si può dire così, ancora maggiore. Entrambe le mie parrocchie hanno vissuto con partecipazione i momenti di passaggio della Statua da una Chiesa all’altra, addobbando le proprie case e le vie delle frazioni (a Casale è stato preparato anche un bell’arco con la scritta: Grazie Maria per aver camminato con noi). Mi pare che il legame di Casale con il santuario di Altino, anche forse per un motivo di maggiore vicinanza geografica, si è rivelato ancora più intenso”.

“La Madonna del Monte Altino non era mai venuta prima a Dossello – spiega il parroco della frazione posta oltre il Ponte Lujo don Adelio Quadri – E’ stata la prima volta che ha varcato il portone della chiesa, così stretto che si è dovuto togliere la statua della Vergine dalla sua base originale, troppo larga per passare, e collocarla poi su un semplice supporto preparato a festa, quasi al centro della navata anteriore, rivolta verso i fedeli; a Dossello la Madonna non ha voluto un trono alto, ma farsi guardare molto bene negli occhi dai suoi figli ed anche lasciarsi sfiorare lievemente e con compiacenza il manto e la mano, quasi ad offrire una speciale benevolenza in questa chiesa dedicata al suo Sposalizio con S. Giuseppe”.

 

Giuseppe Carrara