Tutti sul Monte Bue

Che lo si chiami Monte Bue, come sta scritto nelle carte topografiche militari, o lo si abbrevi (poiché non è abbastanza breve) in Monte Bò, come si legge in alcune cartine più recenti, questo ampio ‘panettone’ non più alto di 707 m domina il territorio di Cene, seguito più a Sud dal fratello minore, Colle di S. Pietro, di soli 3 m più basso,

Meta di due dei tre itinerari proposti per scoprire le santelle di Cene, è principalmente questo monte che nella presente puntata sarà fatto oggetto di scoperta, o di riscoperta, per le amenità naturali di cui abbonda e per i beni culturali che offre, in particolare le testimonianze di una lunga tradizione storica di fede e di arte.

Il Monte Bue presenta una morfologia particolare: non solo è tondeggiante come rilievo, ma rotondo anche di forma, tanto che percorrendo i sentieri lungo il suo periplo, si compie un regolare ‘giro ad anello’.

L’urbanizzazione del ‘monte’ consiste ora soprattutto di abitazioni estive, o seconde case, ma nei secoli scorsi vi erano solo abitazioni stabili, alcune delle quali rimangono tuttora. Le une e le altre sono concentrate specialmente sul vasto pianoro sudoccidentale più soleggiato.

Ampie sono di conseguenza le terre disboscate fin dal medioevo. Poche naturalmente le ‘terre ripate o rielate’ (da rièl=alternanza di ripiano e pendio). Frequenti poi le ‘terre castegnive’ e le ‘terre fructive’. Scomparse invece le ‘terre vanghive’ per la coltivazione di cereali, che lasciano il posto soltanto ai foraggi.

Da notare è la differenza fra la vegetazione dei versanti Nord e Nord-Orientali e quella dei pendii Sud-Occidentali: più alta e prosperosa la prima per l’umidità dei suoli e con una ricca flora di sottobosco, più bassa e quasi priva di sottobosco quella dei versanti opposti.

Il ‘monte’ è stato abitato anche da molti ‘particolari’ (= possessori di particole o particelle di terreno) gazzanighesi che lo raggiungevano con due mulattiere o ‘vvià dol mut’ dal versante Nord, come si dirà nei percorsi.

Amministrativamente Cene dal medioevo era stata divisa in due parti: Cene di Sopra soggetta agli statuti della Valgandino o Media Valle Seriana e Cene di Sotto soggetta a quelli della Valle Seriana Inferiore. Il ‘monte’ faceva parte di Cene di Sopra. (v. E. Poli: “Note storiche su Cene”, 1971).

Ma è ora di mettersi in cammino.

In definitiva, i tre percorsi, segnalati sulla cartina allegata al libro “200 santelle”, possono condurre allo stesso monte. Vediamo come.

Data la caratteristica dei percorsi di EF ossia di Escursionismo Facile, chiunque abbia un minimo di facoltà deambulatoria potrà condividere il piacere della scoperta del monte di Cene (e… di Gazzaniga).

Il primo itinerario inizia dalla pista ciclabile sotto la chiesa, cioè nel centro già abitato dagli antichi Cenomani discendenti di Cydno, da cui Cene, per seguire poi la Via Bergamo e da questa raggiungere la Via B. Fanti fino alla piazza e da qui proseguire lungo la provinciale della Valle percorsa dal torrente Rossa, detto anche ‘Doppia’. All’inizio si incontrano una grotta di Lourdes e una edicoletta di S. Zenone, in Via Fanti due affreschi murali e una ceramica, in Valle Rossa sei affreschi, un crocifisso e, risalendo verso Leffe, la cappella della Salveregina. Da via Fanti a Via Valle Rossa una variante consente di visitare la Via degli antichi molini lungo la ‘Doppia’ che si attraversa col Ponte del Torchio.

Dalla Salveregina si può tornare a Cene ripercorrendo la provinciale, oppure chi ha più resistenza, per seguire un percorso ad anello, può proseguire fino a incontrare sulla sinistra una strada che conduce alle Ceride di Leffe. Il toponimo Ceride deriva da “terre cerrite”, cioè ricche di cerri (quercus cerris) o quercia del cerro, che fa grosse ghiande con capolino ricciuto. Per raggiungere il monte Bue, dalla sterrata delle Ceride si imbocca il sentiero di collegamento n. 517 che è all’inizio in salita e poi corre pianeggiante tra una folta vegetazione fino a che, raggiunto il prato con casa, si incontra sulla destra una gradinata in legno, che scende all’asfalto della lunga Via Capitanio. Su questa si prosegue a sinistra fino a incontrare una strada bitumata che scende a destra verso la località Fontanelli, dove si percorre in senso contrario l’itinerario n.3.

Poco prima di arrivare all’ultima casa dove termina il bitume, si raggiunge la cascina un poco più in alto a sinistra, sotto il portichetto della quale si può vedere l’affresco in un tondo con raffigurata la Madonna piegata teneramente sul figlio.

Dopo l’ultima casa si prende a destra il sentiero e poco dopo si incontra la bella edicola dedicata alla Madonna del Rosario, illuminata anche di notte. Il sentiero sul più ripido versante settentrionale del monte scende nell’alto bosco ceduo di frassini, aceri, robinie, carpini, alti faggi, fino al fondo della Valle Asinina e si riallaccia, dopo una casa con vivaio, alla strada che si collega pochi metri più oltre alla pista ciclopedonale vicino al ponte di legno della stessa, che non si attraversa perché va al cimitero di Fiorano.

Raggiunto il ponte del Cotonificio, a sinistra, dopo aver ‘contemplato’ i ruderi dell’antica cappella Gibelli, apparsa sulla copertina del libro sulle santelle, e per la quale è in progetto la meritata ristrutturazione, si sale a sinistra lungo la storica ‘vià del Mut’ per visitare due edicole, la prima a metà circa dedicata all’Immacolata, la seconda, più trascurata, di S. Giuseppe morente, poco dopo il bivio, procedendo a sinistra.

Tornati sull’asfalto che corre a sinistra dietro lo stabilimento, si segue la lunga Via Ulisse Bellora a metà della quale sulla parete verso strada della casa col n. 116 si vede l’affresco miracoloso della Sacra Famiglia. Infine, entrati nel centro storico, si incontrano due bellissime e storiche cappelle, l’una in via Castello dedicata al Redentore e risalente alla peste del 1630, l’altra in Via Marconi dedicata alla Madonna Addolorata durante la prima guerra mondiale.

Finora il Monte Bue è stato attraversato solo in parte lungo il versante Nord. Il rimanente itinerario, il n. 2 del libro, riguarderà l’intera attraversata del monte nella parte più urbanizzata, alla quota media di 600 m.

Anche chi ha superato i due itinerari in un’unica escursione non senza stress muscolare, alcuni giorni dopo può affrontare tranquillamente quest’ultimo percorso meno impegnativo.

Il ‘monte’ nella parte sud-occidentale presenta un prolungamento collinare a quota media 400 m più dolcemente degradante verso il paese e quindi facilmente raggiungibile. Salendo da Via Spigla, dopo il crocifisso si incontra la bella edicola che prende il nome della via ed è dedicata alla Madonna Addolorata. Sono concessi 40 giorni di indulgenza a chi recita tre Ave Maria. Raggiunto quindi il pianoro, si può vedere nel giardino della casa della Serenità l’artistico crocifisso in legno.

Da qui la salita al monte diventa piuttosto monotona dovendo seguire l’asfalto, ma è resa meno noiosa dalla vista del panorama sulla media Valle Seriana e sulle più alte cime orobiche. Al termine della salita e della siepe di lauro si può ammirare il paesaggio della Bassa Valle Seriana alla destra, mentre poco dopo a sinistra in cima ad una stradina bitumata si scorge la graziosa cappella di S. Pietro col leggiadro portichetto ad archi.

Raggiuntala si può visitarla col custode che abita nalla casa poco oltre, dove si vede una bella ceramica con la Madonna e il Bambino. La chiesetta è posta in luogo ameno al centro di un naturale anfiteatro, da cui si gode un panorama sulla bassa Valle Seriana , sui colli preorobici e, in giornate limpide, sugli Appennini.

Proseguendo fino al nucleo più abitato, al bivio si sale la Via Monte Bue tenendo la destra fino al termine dell’asfalto e al n.51 si può ammirare in una nicchia una Madonna col Bambino invocata dalle anime del Purgatorio.

Tornando al bivio si procede verso l’ex ristorante e sulla parete settentrionale della cascina Baitèl si vede l’affresco dell’Addolorata.

L’ultima ‘impresa’ ci porta a ricongiungerci con la Via Capitanio scendendo a Candül per vedere in una cascina abbandonata un altro affresco dell’Addolorata e proseguendo poi sulla sterrata delle Ceride fino a prendere lo stesso sentiero 517 percorso precedentemente. Giunti in fondo alla gradinata già citata, si prosegue a destra scendendo anche dopo il cancello a destra fino a raggiungere l’unica casa in Valle Croce, sulla cui parete settentrionale si trova l’affresco con la scritta “Mater Dolorosa”. Si torna alla Via Capitanio per il ritorno, o lungo la strada asfaltata o dalla via del monte.

Buone e proficue escursioni esplorative.

(continua)

Angelo Bertasa