Il dottor Vittorio Farina, titolare dell’omonimo studio di Fiorano al Serio, ci spiega come contrastare l’arretramento delle gengive

Una maggiore sensibilità al caldo e al freddo e denti che appaiono “ più allungati”.
Due sintomi che conducono a un’unica diagnosi: recessione gengivale ergo gengive che con l’andare degli anni arretrano sempre di più portando a una serie di conseguenze tra cui la malattia parodontale e, nel peggiore dei casi , la perdita del dente.
Questo tipo di patologia è sempre più diffusa e legata , da una parte a fattori ereditari e dall’altra a un errato spazzolamento dei denti.
Lo conferma Vittorio Farina, odontoiatra dds ( doctor of dental surgery) , titolare dell’omonimo studio di Fiorano al Serio perfezionato in parodontologia e tra i principali esperti in materia a livello nazionale.
“Le cause della recessione gengivale sono molteplici. – spiega- Tra queste non dimentichiamo l’azione della piorrea che, determinando l’infiammazione della gengiva, porta a un suo arretramento. In più il non corretto utilizzo dello spazzolino e azioni troppo energiche possono causare tagli alla gengiva stessa e quindi una sua recessione.”
Il fattore “ereditarietà”, inoltre, gioca un ruolo centrale, soprattutto se si pensa che il 45% della popolazione occidentale è caratterizzato da gengive sottili e più fragili. La patologia consiste nel logoramento e ritiro del tessuto gengivale e questo porta a una maggiore esposizione del dente e della sua radice ad agenti patogeni (placca). Le conseguenze sono molteplici e vanno dal “semplice” inestetismo dato dall’allungamento del dente, a un aumento della sensibilità, alla possibilità di arrivare alla formazione di carie sulla radici e a una frattura della radice stessa.
“La radice, infatti – prosegue il dottor Farina – non è protetta dallo smalto, la superficie risulta quindi più ruvida e porosa e ciò causa un maggior ristagno della placca”.
Tutti questi fattori nel lungo periodo (si parla anche di 20 anni) possono portare alla rottura del dente stesso. La recessione gengivale colpisce ogni fascia d’età e si acutizza dopo i 60 anni. Il consiglio, anche in questo caso, è semplice prima si interviene e meglio è.
“Minore è il difetto e prima si fa l’intervento, meglio è perché minore è l’innesto da fare. – sottolinea il dottor Farina- Più ampio è il difetto maggiore sarà l’intervento da fare”.
Per trattarla è necessario prima di tutto sottoporsi a una visita accurata, a un’igiene professionale e a un sondaggio parodontale che permette di diagnosticare il giusto grado di patologia a cui segue l’adeguata terapia e tecnica chirurgica. Si tratta di tecniche molto semplici poco invasive e indolori che consentono di riposizionare la gengiva nella posizione originale, andando così a ripristinare la funzione estetica e masticatoria dell’elemento dentario.
L’intervento non dura più di un’ora e normalmente si arriva a un risultato iniziale già al 21° giorno e a una guarigione completa del tessuto dopo tre mesi.
“Sono appena tornato da un Congresso Internazionale a Berlino.” – racconta il dottor Vittorio Farina – dove ho parlato delle ultime tecniche presenti nel panorama medico-scientifico per curare le recessioni gengivali, utilizzando sia la gengiva del paziente sia sostituti del tessuto dermico.
Questi interventi di riposizionamento gengivale consentono di trasformare il biotipo da sottile a spesso, garantendo quindi una maggiore sicurezza e protezione in prospettiva futura”.
Per prevenire l’insorgere della patologia, la regola numero uno è la pulizia dentale.
“L’igienista – sottolinea il dottor Farina – dovrebbe consigliare lo spazzolino giusto per ogni tipo di paziente. Generalmente, per le persone che sono più soggette si consiglia uno spazzolino tipo morbido e un dentifricio a basso coefficiente di abrasione, per denti sensibili”.