In casa della famiglia Renata e Bruno Gregis si è organizzata una cena con amici per conoscere il dott. Pietro Gamba. Un momento di incontro e confronto, di riflessione condivisa e partecipata, dove riscoprire nella testimonianza di vita vissuta il senso dell’agire quotidiano. Protagonista il dott. Pietro Gamba, stezzanese, che nel lontano 1986, obiettore di coscienza con don Bepo Vavassori del Patronato San Vincenzo di Bergamo, parte per la Bolivia. Alla scadenza dei suoi tre anni, si pone una domanda: “Ma io, qui, come perito meccanico, cosa posso fare?”. E si risponde: “Poco o niente…”. Torna in Italia, si laurea in medicina e chirurgia a Padova con il punteggio di 110 e lode e subito riparte per la Bolivia, dove, con alcuni amici di Stezzano e di Faido (Svizzera), costruisce un piccolo ospedale per i campesinos, i poveri del luogo, in Anzaldo. Sposa una donna boliviana, biologa, che lo aiuta nell’organizzazione dell’ospedale e gli dona quattro splendide figlie. Oggi, l’ospedale è un fiore all’occhiello, ben conosciuto, sostenuto dalla “Fondazione Pietro Gamba onlus”.
Ormai, sono 32 anni che questa realtà prosegue con tanto impegno per il bene della popolazione. Durante la cena tra amici, si è parlato del contesto attuale della Bolivia: una realtà di povertà e sofferenza, ma con un’interiorità che traspare dai volti sereni dei boliviani. Questi volti, purtroppo, in Italia e in Europa in genere, è difficile trovarli. Non esistono più. Persi dai dogmi della sacralità delle macchine: il progressismo, la fede patetica nella scienza e nella tecnica; il mito del benessere che ha generato una società nevrotica. La soluzione è la ricostruzione dell’uomo che deve riappropriarsi della sua dignità. Dignità che il dott. Pietro Gamba scopre tutti i giorni nella sua attività a curare tante persone bisognose.

G.B.