UN COLPO DI CALORE

Mancano pochi giorni all’anniversario di quello che, per gli abitanti del civico 27 di via Duca D’Aosta ad Albino e per le case vicine, è stato l’inizio di un vero e proprio incubo e la fine di quella tranquillità che dovrebbe essere garantita ad ognuno nella propria casa. State per leggere un racconto che viaggia su due binari paralleli: da un lato il malessere psico-fisico crescente delle persone colpite e dall’altro le promesse fatte e, a questo punto possiamo dirlo con amarezza, disattese del Comune e del sindaco che hanno mostrato comprensione ed interessamento, ma che, nella realtà dei fatti hanno solo “messo una toppa” al problema, senza risolverlo, lasciando dei cittadini alle prese con una situazione di disagio importante e ben più grande di loro.

Era il giorno di San Valentino del 2013 quando, invece di ricevere un bel regalo, la signora Giusy, di ritorno da un intervento chirurgico, ha assistito all’accensione del nuovo impianto di riscaldamento delle scuole Solari.

Descrivere il rumore non è cosa facile, perché di tutto si può dire: partiamo da assordante: immaginatevi un motore a reazione che parte verso le 6.40 del mattino: quasi una sveglia originale, se vogliamo sdrammatizzare. Purtroppo, però, non è uno scherzo quindi possiamo aggiungere spaventoso, soprattutto quando, si avvia o, per l’aumentare del freddo, partono in sequenza più motori.

Passiamo quindi da fastidioso all’inverosimile, aggettivo che risulta quasi riduttivo. E’ un rumore penetrante come un martello pneumatico, che ti entra in testa, il rumore di uno sciame d’api che ti ronza nel cervello.

Nei primi giorni di funzionamento, l’impianto lavorava incessantemente per ventiquattro ore: potete immaginare il disagio causato a chi in quella zona viveva. Provate a chiedere alla signora Giusy, costretta in casa dalla convalescenza, quale fosse il suo desiderio più grande; vi risponderà “uscire di casa per interrompere il supplizio”. Vi sembra umanamente logico che una persona desideri allontanarsi dalla propria casa per trovare pace? A testimonianza dei danni causati alla signora, c’è un certificato medico, messo nero su bianco, e la prescrizione di farmaci… lasciamo a voi qualsiasi commento.

Per farla breve, vengono chiamati i vigili che rilevano il problema. La palla passa al Comune che, su insistenza degli abitanti, accorda un primo successo: lo spegnimento dell’impianto durante la notte, dalle 22:00 alle 6.40 circa. Almeno si riesce a dormire, ma andando a letto il pensiero è solo uno: come faremo domani a sopportare il rumore per tutto il giorno?

Il sindaco programma un sopralluogo con i tecnici comunali e della ditta che ha realizzato l’impianto, ma ahinoi, a causa di un impegno lavorativo improvviso non si presenta. I tecnici rilevano il rumore – solo con le orecchie, niente strumenti, del resto non sono necessari perché il problema è oggettivo – e si accorgono che, per la posizione in cui è stato installato, l’impianto si trova in un tunnel, con la scuola da un alto e le case dall’altro a fare da cassa di risonanza. Il rumore corre lungo questo corridoio e rimbalza fra le scuole e le case, come in una partita a tennis, e amplifica il rumore. Ora una domanda sorge spontanea: possibile che nessuno, in corso di progettazione e d’opera abbia valutato questa possibilità? Stiamo parlando di tecnici specializzati, dopo tutto. L’incontro si conclude con la promessa di risolvere il problema.

Il sindaco si reca nelle due abitazioni più colpite, quella della signora Giusy e della signora Giovanna che è in ospedale (nella sfortuna, almeno non è costretta subire il rumore) e si accorge del disagio che è già grande nell’appartamento al piano superiore, dotato di doppi vetri, figuriamoci in quello al piano terra che non li ha. Promette di occuparsi del problema e di risolverlo prima che si riaccenda l’impianto in autunno. Siamo ormai ad aprile e lo spegnimento è vicino, grazie all’arrivo della bella stagione. Quanto al rumore eventualmente residuo, dice che potrebbe anche mettere i doppi vetri nell’appartamento che non li ha.

Viste la comprensione e le rassicurazioni da parte del sindaco, che promette di non abbandonare le famiglie, la primavera e l’estate trascorrono quasi serene. Nel frattempo anche la signora Giovanna ed il marito rientrano a casa.

Nulla si muove fino ad ottobre quando, preoccupate dall’avvicinarsi del freddo e del conseguente avvio dei motori, Giusy e Giovanna tornano dal sindaco che di nuovo le rassicura, mostrando loro dei dépliant di barriere fonoassorbenti che risolveranno il problema al 100%.

Le famiglie attendono fiduciose ma…. L’intervento che viene fatto per risolvere il problema è quasi sconcertante. Una lastra di materiale fonoassorbente (guai a chiamarlo plexiglass, altrimenti qualcuno si offende) viene avvitata alla gabbia che racchiude il mostro. Risultato? Il rumore si riduce quasi impercettibilmente e – udite, udite – grazie alle vibrazioni dell’impianto ora anche la lastra vibra!

A novembre le famiglie scrivono una lettera al Comune e raccolgono le firme del vicinato per chiedere un intervento decisivo che, ad oggi, 2 febbraio, ancora non si è visto.

I primi giorni di dicembre muore i marito della signora Giovanna e, il giorno del funerale, nel cortile, quasi non si sente il parroco che benedice la salma. Si deve alzare la voce. Ogni commento qui è addirittura superfluo.

A dicembre, durante le vacanze, la signora Giuseppina chiama esasperata l’ufficio tecnico chiedendo se non sia possibile riposare almeno durante la chiusura delle scuole ed ottiene lo spegnimento dell’impianto. Sembra che solo continuando a bussare alle porte, a fare telefonate, a “disturbare” gli addetti ai lavori si possa ottenere qualche briciola…

Il Comune, sollecitato dall’ARPA, fa sapere, tramite l’ufficio tecnico, di stare lavorando, ma ormai chi ci crede? Siamo a febbraio e, fra un paio di mesi, l’impianto verrà nuovamente spento. Legittimo pensare che il problema si sposterà di nuovo al prossimo autunno, lasciando tante famiglie a convivere prima con il rumore e poi con il pensiero, che diventa sempre più realtà, che nessuno risolverà mai la situazione se non costringendole ad adire a vie legali.

Perché queste famiglie non possono ritrovare la pace che è stata loro tolta? Perché le tante promesse di risolvere il problema causato da chi non interessa (progettisti? Ditta appaltatrice?) sono risultate vane? Possibile che una persona debba ritrovarsi costretta ad allontanarsi da casa per ritrovare un pochino di serenità? Dov’è l’attenzione al cittadino ed ai suoi bisogni primari ed inalienabili?

Nel frattempo, su Paese mio, appare un articolo titolato “Albino città per la salute” nel quale si cita anche la riqualificazione delle scuole Solari (ma non si fa neanche il minimo riferimento ai problemi che questa riqualificazione ha causato alle famiglie, CONTRIBUENTI) Concludiamo chiedendoci: “salute: di chi?”