Un Comune unico in Media Valle? Vedremo

Se ne è parlato il 27 settembre scorso, presso l’oratorio maschile San Giovanni Bosco di Fiorano al Serio, durante un convegno organizzato dalla locale amministrazione comunale e dalla Comunità Montana Valle Seriana, alla presenza dell’assessore regionale all’Economia, Crescita e Semplificazione Massimo Garavaglia

E’ ormai da tempo che in Media Valle, a più riprese e in varie occasioni, politici, amministratori, storici locali intervengono sull’ipotesi della realizzazione di un “Comune Unico” della Media Valle. In linea, peraltro, con la normativa, che spinge perché ci si orienti verso la fusione o l’accorpamento o l’aggregazione dei Comuni, dando mandato alle amministrazioni locali di attuarle. Soprattutto nella scorsa estate c’è stata un’accelerazione della discussione in tal senso, innescata da una delibera del consiglio comunale di Vertova, che ha dato ampio mandato esplorativo al vice-sindaco Riccardo Cagnoni.

Il mandato esplorativo di Riccardo Cagnoni

“Nel Consiglio Comunale del 6 agosto ho ricevuto delega per dar corso alle necessarie azioni volte ad approfondire la possibilità di attuare la fusione dei 5 Comuni. Finora, ho apprezzato la non contrarietà al progetto da parte degli amministratori dei Comuni interessati, ancorché ho intravisto in loro un po’ di scettiscismo. E’ naturale che ci sia attenzione al problema. E si cerchi di approfondirlo, cercando di cogliere vantaggi e svantaggi. Ma non liquidiamo la questione, relegandola al troppo campanilismo. Io parlo spesso con la gente dai vari paesi e di varia estrazione: artigiani, liberi professionisti, operai, impiegati, imprenditori, e li sento in larghissima parte favorevoli. Sono a loro volta scettici sulla possibilità che questo avvenga, perché se ne è parlato da anni e come succede sempre il Italia…se ne parla, se ne parla, ma poi non cambia mai nulla. Non è così! Non facciamo come i politici nazionali che dichiarano sempre che farebbero, farebbero, farebbero,… ma poi delegano le loro responsabilità ad altri, scaricando la loro colpa di non decidere.

Le norme sono orientate verso le fusioni e le aggregazioni dei Comuni e danno agli amministratori locali il potere per attuarle, attraverso un percorso lungo ma tracciato, che passa da loro. Siamo stati votati per decidere, non per rinviare ad altri le nostre responsabilità! E’ previsto poi anche un referendum che coinvolga la popolazione nella scelta, ma questo deve avvenire dopo che NOI amministratori abbiamo messo sul tavolo in modo trasparente i vantaggi e gli svantaggi (anche se personalmente non ne vedo) del processo di aggregazione.

Dobbiamo prendere atto che negli ultimi 20 anni i nostri paesi sono profondamente cambiati, come è cambiato il mondo. Nei giovani non esiste più il “nostro” campanilismo. Il processo di mobilità ha portato nei nostri paesi una mescolanza di persone provenienti dai paesi vicini o addirittura da altre nazioni che non si riconoscono nell’appartenenza stretta a questa o a quella comunità, ma vivono una realtà più ampia ed allargata.

Il problema diventa allora soltanto di carattere amministrativo Ciascun paese deve mantenere la propria identità, ma a livello amministrativo viene governato da un’unica entità amministrativa: il Comune unico, che si chiami “Seriana” o “Honio”, o altro, non ha importanza.

Non si tratta assolutamente di creare un nuovo “carrozzone”, come qualcuno dice, ma anzi al contrario semmai di eliminarne 5 per creare una “locomotiva” che amministri in modo uniforme ed omogeneo, un territorio che è già di per sé omogeneo: un Comune di 19.000 abitanti con unico sindaco, unica giunta, unico consiglio comunale, che rappresentino le varie realtà territoriali e agiscano nell’interesse della conservazione delle identità e dello sviluppo economico e culturale del territorio. Un unico responsabile dell’Ufficio Tecnico, del Commercio, dei tributi, della Polizia locale, dell’Anagrafe e dei Servizi sociali.

Non è possibile? E’ troppo vasto? E le identità dei vari Comuni?

Abbiamo fuori casa il comune di Albino. E’ più piccolo del nostro? Dalla cima della Valle del Lujo a Comenduno c’è all’incirca la stessa distanza che c’è da Cene a Bondo di Colzate. Albino conta 18.200 abitanti, mentre il nuovo “super-Comune” ne conterebbe 19.000. La Valle del Lujo, Bondo, Comenduno, Desenzano, hanno per caso perso la loro identità, perché parte di uno stesso ente amministrativo? Non mi pare proprio!

Quali saranno i vantaggi concreti? Nello specifico toccherà a noi amministratori individuarli e quantificarli, ma alcuni appaiono evidenti sin d’ora:

– un unico apparato politico e amministrativo comporta risparmi economici quantificabili complessivamente e facilmente in alcune centinaia di migliaia di euro, senza considerare l’efficientamento conseguente all’eliminazione dei tempi dedicati oggi da ciascun responsabile (e quindi ogni volta per 5) allo studio, all’approfondimento e all’applicazione delle novità normative sempre più frequenti;

– un miglioramento della qualità dei risultati e quindi dei servizi attraverso personale più specializzato e riduzione dei costi dovuti alle sinergie ed alle economie di scala conseguite;

– aumento della forza contrattuale nel negoziare con soggetti terzi;

– omogeneità nell’offerta di servizi, nella fiscalità locale, nelle politiche ambientali e urbanistiche;

– aumento del peso politico/amministrativo all’interno del territorio seriano e bergamasco;

– incentivi da parte dello Stato e in termini di patto di stabilità.

 

Una domanda sorge spontanea, soprattutto fra i più scettici. Ma a questi risultati non si può arrivare attraverso altri strumenti, quali le associazioni/unioni di Comuni o le convenzioni?

No, le associazioni e le convenzioni tra i Comuni, possono portare a risultati interessanti, ma restano strumenti imperfetti, legati allo specifico caso da convenzionare e molto spesso frutto di mediazioni tra gli amministratori che rispondono a logiche diverse. Prevale spesso l’interesse particolare del singolo comune sull’interesse generale dell’intero territorio.

E’ evidente che se 2 o più sindaci, si trovano per stipulare una convenzione ciascuno di essi giustamente cercherà di trarre il maggior beneficio dalla convenzione a favore del proprio Comune amministrato; se fosse invece un unico comune non esiste più la difesa del “tuo” e del “mio”, ma la scelta è improntata al raggiungimento del massimo a favore di quello che è diventato il “nostro”.

Prendiamo alcuni esempi recenti: la convenzione per il riparto delle spese dell’Istituto scolastico comprensivo di Vertova tra i Comuni di Vertova, Fiorano e Colzate, la richiesta da parte del Comune di Gazzaniga di accentrare la gestione del Commercio ripartendone le spese tra i 5 Comuni, la convenzione per il riparto delle spese per il cimitero di Vertova e Colzate, ecc.

Prendiamo poi le politiche fiscali locali. Con l’introduzione della TASI abbiamo nei 5 Comuni un’imposizione fiscale completamente diversa seppur con territori omogenei, con il risultato che il dirimpettaio, proprietario dell’appartamento, si trova a pagare imposte sostanzialmente diverse a seconda che risulti formalmente residente in un Comune anziché in un altro, e questo, con forte penalizzazione nei Comuni di dimensione inferiore, avveniva già in assenza della TASI.

In attesa delle delibere di tutti i Comuni sulla TASI, essendo commercialista ho fatto, per curiosità, una simulazione delle imposte che avrei pagato annualmente, alle attuali aliquote con l’IMU deliberata sulla prima casa nei 5 Comuni, confrontandole con quelle che ho effettivamente pagato a Vertova, premettendo che posseggo una casa di abitazione, con 2 figli (detrazione fiscale 300 euro), una seconda casa, un terreno edificabile. Capisco che la mia situazione non corrisponda al cittadino medio, ma il risultato è stato il seguente:

tra addizionale comunale IRPEF e IMU ho pagato nell’anno 3.556,00 euro e precisamente 1.068,00 euro in meno di quanto avrei pagato se fossi stato residente a Colzate, 825,00 euro in meno di Fiorano, 537,00 euro in meno di Gazzaniga e 105,00 euro in più di Cene.

Dalle prime pubblicazioni delle delibere di approvazione della TASI emerge che sono state applicate le soluzioni più disparate ovviamente in funzione delle diverse situazioni di bilancio dei vari Enti.

Un motivo in più per pensare al Comune unico.

 

FIORANO: un convegno per iniziare a ragionare

Questa delibera, e il conseguente commento del vice-sindaco Riccardo Cagnoni, lanciano fortemente l’idea di un “Comune Unico”, in pratica la certifica come fattibile, forte degli indirizzi dati dalla normativa vigente er di certi vantaggi che ne derivererebbero. E proprio da questa delibera, ma anche da alcuni articoli in tal senso pubblicati su quotidiani e periodici locali, ecco che la discussione si è recentemente ravvivata, tanto da far organizzare un convegno sull’ipotesi di accorpamento dei 5 Comuni della Media Valle (Vertova, Cene, Fiorano al Serio, Gazzaniga e Colzate), che sono coinvolti strettamente anche nell’esperienza del Distretto del Commercio di Honio.

Gli “attori” delle amministrazioni locali coinvolte del progetto si sono seduti ad un tavolo e si è parlato di “Comune Unico”. E’ capitato il 27 settembre scorso, presso l’oratorio maschile San Giovanni Bosco di Fiorano al Serio, durante un convegno organizzato dall’amministrazione comunale di Fiorano al Serio e dalla Comunità Montana Valle Seriana, dove si è parlato di “Situazione economica, gestioni associate di servizi, fusioni di Comuni”, alla presenza dell’assessore regionale all’Economia, Crescita e Semplificazione Massimo Garavaglia. Presenti, oltre a tutti gli amministratori locali della Media Valle e della Val Seriana, anche l’assessore regionale all’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile Claudia Terzi, i consiglieri regionali Roberto Anelli, Mario Barboni, Jacopo Scandella, l’on. Marco Pagnoncelli, il senatore Nunziante Consiglio.

Tutti a rispondere alle seguenti domande: Il patto di stabilità cosa comporta per le amministrazioni locali? Con frequenza si sente parlare di “Comune unico”, che fare? Gestioni associate di servizi o unione di Comuni?

L’intervento più atteso era quello dell’assessore regionale Garavaglia, che ha affrontato il tema del patto di stabilità e dell’ulteriore taglio del 3” “inflitto” agli enti locali, che rischia di mandate in disavanzo molti Comuni; inoltre, la legge Del Rio che ha svuotato di potere le province; e la fusione dei Comuni, che per lui “non porta a risparmi economici, ma anzi a spese maggiori”. Il consigliere regionale Jacopo Scandella ha ribadito che “situazioni diverse richiedono soluzioni diverse”, portando l’esempio dei piccoli Comuni della Valle Brembana e dei casi di Fiorine di Clusone e San Lorenzo di Rovetta. Meglio per lui “sottoporre i progetti di unione ad organismi competenti, come Ancitel”.

Con molti distinguo anche gli interventi dei consiglieri regionali Roberto Anelli (ha portato il caso dell’unione di Nese con Alzano), e Mario Barboni (ha citato il caso della Francia, dove i Comuni si sono associati per gestire i servizi, mantenendo in via i Municipi), dell’assessore regionale all’Ambiente Claudia Terzi (ha detto che le piccole realtà devono fare “massa critica”), dell’on. Marco Pagnoncelli (preferisce l’associazione dei servizi, ricercata autonomamente dai singoli Comuni e non calata dall’alto) e del sen. Nunziante Consiglio (vorrebbe che la legge in materia venisse aggiornata).

Dal pubblico, poi, si è alzato, particolarmente atteso dalla platea, il vice-sindaco di Vertova Riccardo Cagnoni, che ha meglio stigmatizzato la sua posizione sull’ipotesi di unione dei Comuni

 

VERTOVA: la posizione di Riccardo Cagnoni

Ho apprezzato l’impegno del sindaco di Fiorano al SerioClara Poli, nell’organizzare l’incontro e la ringrazio, come ringrazio i rappresentanti politici che hanno partecipato ed hanno espresso le loro opinioni in merito alle fusioni dei Comuni. Personalmente sono contrario a fissare per legge dei limiti minimi di popolazione oltre i quali imporre obbligatoriamente la fusione o l’unione dei Comuni ovvero le funzioni associate. D’altro canto, però, non possiamo liquidare tutto in due parole, come fatto da alcuni relatori, secondo i quali “le fusioni non servono”, “le fusioni non portano risparmi di costi”.

Di fronte a qualsiasi tentativo di riforma, o in generale a qualsiasi proposta che tenda a voler ridurre i costi, non possiamo sempre alzare le barricate per salvare le nostre poltrone, rispolverando antichi dissapori tra le comunità. La situazione economica è a dir poco difficile, se non drammatica, siamo in presenza di un debito pubblico enorme che non concede ulteriori spazi all’indebitamento frenando la crescita, è precluso qualsiasi spazio per aumentare le entrate visto il livello dell’imposizione fiscale raggiunto, non ci resta quindi che la strada di ridurre la spesa pubblica: ma ciascuno deve fare la propria parte. Tutti siamo unanimemente d’accordo che si debba rinunciare a qualcosa e si debba ridurre la spesa, ma poi si è altrettanto d’accordo che a dovervi rinunciare o a dover risparmiare tocchi sempre agli altri. Come amministratori abbiamo il dovere di valutare la situazione ottimale per il nostro territorio con una visione lungimirante, perché se non lo facciamo, oltre a non adempiere agli obblighi del mandato conferitoci dai cittadini, dovremo subire le scelte imposte dall’alto, con risultati sicuramente peggiori. Noi amministratori locali abbiamo la conoscenza del nostro territorio e il contatto con la gente e pertanto, oltre all’obbligo di dover decidere, siamo le persone più idonee a decidere. Solo così potremmo mantenere quella credibilità che la gente, in questo clima di totale sfiducia nella politica, ancora ci riconosce.

Convengo con il relatore (l’assessore Garavaglia, ndr) che ha evidenziato che “ci sono soluzioni diverse per territori diversi”. Nel caso della Media Valle siamo in presenza di territori omogeni, sia dal punto di vista territoriale che culturale, dove di fatto i confini sono inesistenti, che richiedono una pianificazione urbanistica, commerciale, industriale, fiscale e sociale, conseguentemente omogenea, rimuovendo, ove presenti, gli ultimi anacronistici residui di campanilismo. Come Comune di Vertova, abbiamo espresso chiaramente, con l’affidamento dell’incarico da parte del consiglio comunale al sottoscritto, la nostra volontà di credere e puntare fortemente alla fusione dei cinque Comuni, senza nessuna prevaricazione nei confronti degli altri amministratori, ma al contrario invitandoli a riflettere e valutare insieme a noi i vantaggi della fusione e a considerare gli eventuali svantaggi (che, tra l’altro, anche nell’incontro di Fiorano non ne sono emersi).

Nell’incontro di Fiorano ho comunicato ai sindaci presenti che costituiremo una Commissione che avrà il compito di raccogliere i dati nei Comuni, di elaborarli, analizzarli e valutare gli scostamenti tra i Comuni e confrontarli con quelli di Comuni similari, sia per quanto riguarda i costi, i tributi, i regolamenti edilizi e commerciali ed in generale la tipologia e la qualità dei servizi erogati ed erogabili.

La Commissione sarà composta da un amministratore di maggioranza e uno di minoranza di ciascun Comune, poiché riteniamo che su questo tema non debbano e non possano esistere maggioranze e minoranze, ma tutti debbano lavorare in modo univoco, per arrivare alla scelta migliore. Ne va del nostro futuro ma ancor più del futuro dei nostri figli.

Purtroppo anche nell’incontro, è stato da più parti confuso l’APPARATO AMMINISTRATIVO, rappresentato dal Comune, con l’IDENTITA’ delle singole comunità: si confonde cioè il contenitore col contenuto. L’identità delle comunità rimane, e deve rimanere: è lo spirito, la tradizione e la forza della comunità! Quello che cambia è soltanto il contenitore. Le comunità e le tradizioni di Vertova, Fiorano, Colzate, Gazzaniga e Cene continuano e continueranno a rimanere forti nel tempo, ma verranno amministrate da una unico apparato amministrativo: un unico sindaco, un’unica giunta, un unico consiglio comunale, con i rappresentanti di tutte le comunità; un unico segretario, un unico ufficio tecnico, finanziario, di polizia locale, dell’anagrafe, dei servizi sociali, che pianifichi e programmi in modo omogeneo secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità l’intero territorio. Di esempi di comunità che hanno conservato la loro identità nonostante da secoli fusi in altri Comuni ne abbiamo a centinaia ovunque, ma questo va letto come un arricchimento e non certamente come un limite. Semonte, che insiste parte sul territorio di Vertova e parte su quello di Fiorano, dopo 500 anni da quando non è più Comune autonomo, conserva ancora fortissima, legittimamente, la propria identità, ha proprie associazioni (alpini, Avis,) ed una propria squadra di calcio. Abbiamo poi Orezzo a Gazzaniga e Bondo a Colzate. Tra i relatori presenti all’incontro il consigliere regionale Roberto Anelli ha poi portato il caso di Nese ad Alzano e la consigliera regionale Claudia Terzi il caso di Dalmine con 7 diverse comunità che la compongono (Mariano, Sforzatica, Sabbio, Brembo, ecc.).

 

FIORANO: la posizione dell’amministrazione comunale

A seguito del convegno del 27 settembre scorso, ecco una doverosa nostra riflessione, visto le varie interviste travisate, dove sovente si tende a creare contrapposizioni che non sono di certo frutto del nostro pensiero.

“Siamo idealmente non contrari al tema oggetto della discussione del convegno, ovvero alla fusione di Comuni. Siamo consapevoli della frammentazione, tutta italiana, che vuole che poco meno dei 3/4 dei Comuni italiani abbia meno di 5000 abitanti, e quindi alla conseguente, a volte, perdita di capacità di governo. Tuttavia, ci appare molto chiaro che per un processo complesso, come per quello della fusione, non basti la volontà personalistica di qualche entità più o meno astratta, e soprattutto non bastano pochi giorni per perseguire uno studio di fattibilità e sottoporlo alla cittadinanza facendogli comprendere che si potrebbe ragionevolmente andare oltre al possibile rischio di perdere la propria identità territoriale.

Non abbiamo ancora potuto comprendere a pieno i reali benefici, la presentazione di un vero e proprio piano, quantificare tempi e risorse umane ed economiche. Non possiamo non pensare che una possibile unione non possa prescindere da forme collaborative che non sempre hanno avuto un esito positivo, senza entrare nel merito di qualche esempio, e ciò farebbe presagire ad un unione che potrebbe nascere con la caratterizzazione di essere leggera già in partenza.

Per questo ci piace pensare ad un percorso progressivo, che faccia crescere in termini di quantità e soprattutto qualità ciò che il legislatore già chiede, ovvero l’unione dei servizi.

A quel punto, in condizioni definibili molto più che accettabili, si potrebbe spalancare un percorso, comune e condiviso, di unione. Ad oggi non riconosciamo ciò. Quello che ci siamo prefissati di fare nello scorso sabato nell’incontro tenutosi a Fiorano al Serio con illustri esponenti a conoscenza della materia, e abbiamo oltretutto la presunzione di affermare di aver centrato l’obiettivo, è solo un passaggio importante verso la comprensione del tema, ma è comunque un passaggio parallelo a quanto descritto prima.

Da qualche parte si dovrà, presto o tardi, iniziare, ma riteniamo di dover necessariamente mettere in atto un confronto interno di valutazione che arrivi al coinvolgimento della popolazione che è e resta sovrana nella decisione.

Per questo motivo ci riserviamo di dibattere sul tema in un passaggio successivo e più avanzato nel tempo e comunque condiviso anche con le altre realtà comunali coinvolte nell’ipotetico progetto.

A nome dell’amministrazione comunale di Fiorano al Serio, il capogruppo Guardiani Antonio”

 

T.P.