Ebbene sì, un altro libro per la scrittrice Anita Anesa. Una nuova pubblicazione, dal titolo “Giselda, castellana di Naro”, che si preannuncia di grande spessore letterario, ma soprattutto di grande lettura, per i temi che vengono trattati, di estrema attualità. “Parecchi anni fa, quando entrai nel castello di Naro, un Comune siciliano in provincia di Agrigento, venni a conoscenza della triste storia di Giselda – spiega Anita Anesa – Provai tarli nel cervello, esattamente alla mia protagonista Kamelia, e promisi alla castellana che un giorno avrei scritto per lei. Sicché terminato il terzo romanzo, non pensai ad altro che a questo, ricordare Giselda. Non riuscii a scoprire molto sulla sua vita, soltanto che era una giovane ragazza sposata ad un esattore del re. L’uomo sovente in viaggio, di età molto superiore alla sua, apparteneva ad un importante casato normanno, e si chiamava Pietro Giovanni Calvello. Giselda, spesso sola, si innamorò di un paggio, che suo marito uccise gettandolo dalla torre, una sera che li trovò insieme; mentre il menestrello suonava il liuto e le cantava il suo amore. Giselda voleva gettarsi pure lei dalla torre, ma il marito la trattenne e la rinchiuse in una cella, ove lei si lasciò morire di fame, di sete e senza più pronunciare parola. Ora, si dice che nelle notti d’autunno un velo bianco aleggi sul castello, accompagnato dal canto di un usignolo”.
“Immaginai la tristezza infinita di questa giovane donna, indotta alla morte – continua Anita Anesa – Avrei voluto riportare indietro il tempo per darle conforto, ed aiutarla. Ecco, che l’ambientazione del romanzo mi è giunta spontanea… In una parte si narra di Alcina e Donatella (donne dei nostri giorni), tramite la protagonista Kamelia, l’universitaria turca, che si trova a Milano per un master, proprio la stessa dal cervello invaso dai tarli, e precisamente percepiti all’interno del castello di Naro. Tra eventi normali o illogici, flash-mob, la soluzione di uno scellerato omicidio… Fino al racconto di donne d’altri tempi, tra guerre cruenti, tradimenti, benefici di erbe e pietre, la perspicacia di un lupacchiotto, la solidarietà femminile. Poi, sorprendenti colpi di scena, in uno strampalato ritorno al passato. La tematica del femminicidio non solo è attuale, ma soprattutto storica, anche se a quei tempi il termine non era stato ancora coniato. Comunque, tengo a precisare che il mio romanzo non ha alcuna pretesa di essere storico”.
Presenza ormai consolidata nelle librerie, la scrittrice seriana, classe 1956, originaria e residente a Gazzaniga, torna alla ribalta del panorama letterario con la pubblicazione del suo quarto libro, che giunge ad un anno di distanza del grande successo della sua terza opera, “Team-Up Teseo e l’Arcangelo Michele – sinergia di squadra e d’amore…”. Per la cronaca, la sua opera prima fu “La saga dei nessuno”, pubblicata nel 2013, e, a seguire, “Le amiche cartomanti”, del 2014. Da segnalare che la splendida fotografia di copertina del nuovo libro, che ritrae la scala interna del castello di Naro, è opera del bravissimo Calogero Luigi Ferraro.
Ora, Anita Anesa è nella sua più vivida esplosione letteraria, in un momento in cui la sua attenzione si è spostata su un filone per lei insolito, ma poi neppure più di tanto; infatti, negli ultimi due libri si sono materializzate poesie dai versi fatati e gradevoli. Logico attendersi per il prossimo libro, il quinto della sua collana, poesie intrecciate a racconti, correlati anche a detti bergamaschi. Sempre comunque nel suo stile: dinamico e scorrevole, tra il serio ed il gioioso, sentimenti e stati d’animo che apparterranno magicamente e gradevolmente ai lettori.
La presentazione di “Giselda castellana di Naro” avverrà sabato 3 marzo, alle 17.30, presso la “Libreria di Borgo S.Caterina”, in Borgo S.Caterina 19, a Bergamo. “Durante le vacanze di Pasqua sarò a Naro, per presentare il libro all’amministrazione comunale, già ben lieta dell’evento – aggiunge Anita Anesa – Sono certa che il romanzo possa dare un nuovo lustro alla cittadina, che presenta un immenso patrimonio naturalistico, culturale e storico”.

T.P.