Il vero marmo si trova solo a Carrara? È vero che nelle strutture dei palazzi ci sono coralli pietrificati? I cristalli nascono nei prati? Le pietre si possono bruciare? Un viaggio geologico e etnografico tra le pietre e i minerali della Media e Bassa Val Seriana. E’ quanto propone il Museo Etnografico della Torre di Comenduno di Albino che, in collaborazione con l’Ateneo di Scienze Lettere e Arti di Bergamo, presenta “Un tesoro sotto i nostri piedi”, una mostra di materiali litoidi (graniti, pietre, marmi, travertini,…), provenienti dai siti estrattivi della Val Seriana, che sarà aperta al pubblico fino al prossimo 30 dicembre, presso la “Sala Gialla” di Villa Briolini (Regina Pacis), a Comenduno; nello specifico, tutte le domeniche, dalle 15.30 alle 18.30, con la possibilità, dal lunedì al sabato, di visite su appuntamento, per gruppi e scolaresche. Sempre su appuntamento per gruppi e scolaresche, sarà inoltre possibile organizzare visite guidate per ammirare i manufatti in marmo di Cene presenti in valle e visitare i siti estrattivi di Cene e della Vallotella di Abbazia. Le visite sono gratuite.
In esposizione, rarità, geo-risorse dimenticate e prodotti rocciosi che hanno fatto la storia del territorio vallare, peraltro già menzionate nel 1460 dal grande architetto Filarete (Antonio di Pietro Averlino), in visita a Bergamo. Infatti, già allora, in Bergamasca, si estraevano numerose, quanto preziose, pietre ornamentali: una tradizione che, a eccezione di pochi casi, si è protratta fino agli anni ‘60. Per esempio, dell’unico vero marmo estratto in valle, il “Bianco Macchiato” di Cene, si era persa la memoria: ora, invece, insieme ad altri preziosi prodotti del sottosuolo, è in mostra a Comenduno, per essere riscoperto e ammirato nuovamente.
“Il nostro Museo Etnografico della Torre di Comenduno (che il prossimo anno raggiunge i 30 anni di attività), da dieci anni a questa parte organizza una mostra annuale su varie tematiche legate al territorio della media e bassa Valle Seriana – spiega Franco Innocenti, ricercatore e cultore di storia locale, vicepresidente dell’Associazione per il Museo Etnografico della Torre di Comenduno – Naturalmente ci si prepara alla mostra con accurate ricerche, sia sul territorio e nei documenti. Due anni fa ho proposto al consiglio direttivo del museo, che ha accettato, una mostra sulle geo-risorse del territorio, cioè sui prodotti del sottosuolo un tempo estratti nella media e bassa valle, andando così ad ampliare ricerche già effettuate una trentina di anni fa, ma relative al solo territorio albinese. Mi interessava conoscere i siti esatti, dove i materiali erano stati estratti, le loro caratteristiche, e i manufatti realizzati. La ricerca è stata effettuata sul territorio, individuando i siti estrattivi, contattando chi aveva ricordi del lavoro che vi si era svolto e chi aveva materiali utili alla ricerca o da dare in prestito. Si è ricercato tra i documenti d’archivio conservati nei Comuni, negli Archivi di Stato di Bergamo e Milano, nella Biblioteca Civica “Angelo Mai” di Bergamo, nella Curia Vescovile di Bergamo, nelle Parrocchie, nel Museo di Scienze Naturali di Bergamo. Ho ricercato dati utili nei volumi pubblicati a stampa e ho talvolta preso contatto con chi li aveva scritti per ulteriori dettagli. Ho raccolto campioni nei siti estrattivi abbandonati. Insomma, il panorama che ne è uscito è stato sorprendente”.
“Nel nostro territorio si estraevano nel passato nove materiali diversi tra marmi e pietre ornamentali – continua Franco Innocenti – Oltre a lignite in Val Gandino, anche ferro ad Albino, pietre coti a Pradalunga, Nembro, Albino e Alzano, radiolariti a Nembro, argille soprattutto nella Val Gandino e a Ranica, calcite ad Albino, senza contare le pietre da costruzione e da calce e cemento estratte in molti luoghi della valle. Quanto fossero importanti un tempo le attività estrattive in termini di posti di lavoro ce lo dice, ad esempio, un dato di fine Ottocento: nel solo comparto delle pietre coti erano impiegate 900 persone”.
Fra le rarità esposte nella mostra “Un tesoro sotto i nostri piedi” ci sono i marmi. “E’ vero – prosegue Innocenti – i prodotti più pregevoli, rintracciati e presentati in mostra, sono naturalmente i “marmi” (accompagnati da opere scolpite con gli stessi materiali da Ruggero Bortoletti e Remo Ponti): il Calcare maiolica, bianco latteo, il Nero di Gazzaniga, Cene e Aviatico, il San Benedetto di Albino e Nembro, grigio venato di bianco, il rosso di Lonno, il grigio San Patrizio di Colzate, il variegato di Desenzano, l’alabastro di Albino e Gandino, la porfirite grigio-verde di Gavazzuolo. Il più importante di tutti è il marmo bianco macchiato di grigio di Cene, cavato nell’Ottocento anche a Leffe, per i geologi l’unico vero marmo bergamasco, perché considerano vero marmo solo il calcare ricristallizzato. Un prodotto questo già menzionato da Mosè del Brolo, nel 1120, utilizzato nel Medioevo, a Bergamo e Treviglio, oltre che in valle, e in epoca barocca impiegato per tanti fonti battesimali e acquasantiere sparsi nelle chiese della valle. Ne scrive anche il Filarete, che negli anni ‘50 del Quattrocento è a Bergamo per la ricostruzione del Duomo e visita le cave di Cene. Un marmo, quello di Cene, che è però sconosciuto agli studiosi bergamaschi e che con questa mostra si vuole riportare alla ribalta”.
“Qualche mese fa prendo contatto con l’Ateneo di Scienze Lettere ed Arti di Bergamo, nelle persone di Grazia Signori e Sergio Chiesa – sottolinea Franco Innocenti – E con loro, che con me curano la mostra, si decide di darle maggiore risalto (la mostra comendunese è organizzata dal museo, in collaborazione con l’Ateneo, ndr). E’ grazie a loro se questa mostra ottiene un contributo dalla Fondazione della Comunità Bergamasca, che vi destina 4.000 euro (che coprono il 50% delle spese effettive), che viene inserita nelle iniziative del Festival Bergamoscienza 2018, che ottiene il patrocinio della Camera di Commercio di Bergamo ed il taglio e la levigatura dei pezzi da parte di Remuzzi Marmi di Bergamo. Anche il Comune di Albino, nella persona del sindaco Fabio Terzi, crede in questo progetto. Ci ottiene un contributo e il patrocinio, e si attiva per ottenere il patrocinio dalla Comunità Montana Valle Seriana e dai Comuni della media e bassa valle. Pure i volontari del museo si prodigano per ottenere risorse finanziarie, in appoggio al progetto, e le ottengono da Persico Group e da Servalli Padova. Una classe dell’ISIS “Oscar Romero”, poi, si inserisce nel progetto con l’alternanza scuola-lavoro. Devo perciò i miei ringraziamenti a quanti ho citato, persone, ditte ed enti, se “Un tesoro sotto i nostri piedi” vede la luce, con l’attuale mostra a Comenduno e con il volume che sarà pubblicato il prossimo anno a Bergamo”.
E’ disponibile, presso la mostra, una mappa che localizza e illustra i vari geositi e la presenza dei manufatti in marmo di Cene, situati nella media e bassa valle. Il prossimo anno la mostra potrà essere trasferita nei Comuni che ne faranno richiesta.

T.P.