Un trinomio perfetto

Disegnamo un triangolo equilatero. Al vertice scriviamo “marmo nero”. All’angolo di base sinistro scriviamo “Gazzaniga” e a quello di destra “Manni”. Si può già aver capito quale fenomeno è rappresentato graficamente. Ma specifichiamo comunque. Lungo i tre lati disegnamo tre frecce in senso orario, cioè da “Gazzaniga” a “Marmo nero”, da questo a ” Manni” e da questi ultimi a “Gazzaniga”. Allo stesso modo tracciamo le tre frecce in senso antiorario. Ora ricaviamo le espressioni possibili. Abbiamo:

 

1) In senso orario: A=B B=C C=A Inoltre: AB=BC=CA. Tradotte in parole si ha:

– Nel passato era prerogativa di Gazzaniga il marmo nero, quindi dire Gazzaniga era uguale a dire marmo nero (A=B)

– Il marmo nero determinò la presenza e lo sviluppo in Gazzaniga della bottega artistica dei Manni marmorari e intarsiatori svizzeri per ben due secoli. Dire narmo nero era uguale a dire Manni(B=C ).

– I Manni hanno dato lustro a Gazzaniga con la creazione di innumerevoli opere d’arte grazie all’utilizzo del marmo nero rispondente ai gusti dell’epoca barocca. Dire Manni era uguale dire Gazzaniga. (C=A).

2) In senso antiorario: B=A A=C C=B Inoltre: BA=AC=CB

– Gazzaniga fu legata al nome dei Manni per ben cinque generzioni di artisti marmorari intarsiatori. Dire Gazzaniga era dire Manni.

– I Manni valorizzarono il marmo nero portandolo alle più alte espressioni artistiche. Dire Manni era dire marmo nero.

– Il marmo nero ha valorizzato i comuni di Gazzaniga e Orezzo al confine dei quali i Manni gestivano una cava di questa pietra preziosa, dalla metà del sec. XVII alla metà del XIX. Dire marmo nero era dire Gazzaniga-Orezzo.

È da notare però che questo duplice flusso del diagramma si è verificato in tempi determinati, vale a dire quando funzionavano la bottega e l’attività estrattiva. Durante la prima metà dell’ 800 il marmo nero perse la sua bisecolare fortuna a causa dell’estinzione della stirpe dei Manni ma anche per il cambiamento dei gusti con l’avvento del Neoclassicismo che predilesse marmi dalle tinte tenui e delicate. Il flusso circolare pertanto andò arrestandosi, e per un buon secolo il trinomio abc si sciolse. Gazzaniga non era più la patria del marmo nero, e continui il lettore con le altre cinque combinazioni in questo apparente gioco di parole. Ma eraa tuttaltro che un gioco!

Se non che negli anni trenta del ‘900 un marmorista di Bergamo, Vittorio Remuzzi, dato anche l’impulso della politica autonomistica e autoctona del Regime incitante al massimo sfruttamento delle risorse locali, riprese l’attività estrattiva nel 1936. Tentò di sfruttare prima le vecchie cave dei Manni al confine fra i due comuni di Orezzo e Gazzaniga, poi, visto che queste non producevano più blocchi rispondenti alle esigenze della ditta, dopo vari sondaggi scoprì una vena molto potente e di un nero assoluto senza venature nella località Plaz a mezza costa del M.Poieto. Dai calcari triassici della formazione di Zu (220 milioni di anni) si passò ai calcari giurassici della più recente(si fa per dire) formazione di Moltrasio(180 milioni di anni). Il nome di Gazzaniga tornò su tutte le bocche, anzi si diffuse in tutta l’Italia questo denominato “nero assoluto d’Italia”. Scriviamo pertanto il nome Remuzzi all’angolo destro della base del nostro triangolo in aggiunta al nome Manni. Questa ripresa della circolarità del flusso considerato durò un quarto di secolo, poi si arrestò nuovamente nel 1960.

A poco a poco non si sentì più parlare del marmo nero di Gazzaniga, se non come un vago ricordo dei tempi passati.

Ma qualcuno pensò che non era giusto rassegnarsi a una fine ingloriosa di un’attività che per secoli era stata il motore di quella circolazione del flusso Gazzaniga-marmo nero-Manni/Remuzzi e viceversa. Raccolse la sfida il CAI di Gazzaniga interessato alla valorizzazione dei beni culturali e ambientali presenti nel territorio montano e delegò la Commissione Cultura della Sottosezione ad occuparsi del problema.

Certi che per valorizzare un bene bisogna prima di tutto conoscerlo e farlo conoscere, alcuni componenti della commissione si sono attivati a ricercare informazioni sulla natura di questa pietra tanto preziosa per Gazzaniga, sulla sua storia, sulla sua funzione economica, sociale, artistica e così via, animati dalla convinzione che il motore doveva essere ancora attivato, se non più nella direzione dello sfruttamento delle cave, almeno nella conoscenza e nella conseguente valorizzazione di una risorsa storica e artistica comunque sempre presente nel patrimonio culturale e artistico di Gazzaniga.

Ne è nata così una pubblicazione con approfondimenti di carattere geologico sulla natura di questo raro calcare, sulla storia dell’utilizzo come pietra da costruzione e come pietra ornamentale, sui sistemi di estrazione, di trasporto e di lavorazione. Ne sono nate parallelamente diverse iniziative atte a mostrare pubblicamente questo importante bene culturale mediante un giardino geologico, un’area espositiva del marmo nero recuperato nelle alte cave, tre monumenti con l’impiego di questo marmo, un obelisco in marmo nero rappresentativo della prerogativa di Gazzaniga, un monumento alla slitta a Orezzo. Sì, si è voluto ricordare anche la slitta come protagonista e testimone di secolari sacrifici per valorizzare questo “oro nero” che ha prodotto capolavori d’arte,oltre ai vantaggi economici.

Questo “umile arnese”, come è stato definito nella poesia scritta in una targhetta applicata sul monumento, ha portato l’oro nero prima per secoli lungo le pendici erbose dalle cave del “caslì ‘l la éna” al paese e poi lungo i boschi scoscesi dalle cave alte fino alla stazione ferroviaria prima che fosse costruita la strada per Ganda. Memori della sua storia a nome dei Gazanighesi i componenti del CAI posarono questo tanto semplice quanto glorioso strumento perchè rimanga a perenne memoria.

Ma per riattivare il flusso occorreva valorizzare anche il nome che sta all’angolo destro della base del triangolo disegnato all’inizio di questa chiacchierata, i Manni, portando alla luce sistematicamente l’enorme lavoro svolto in tutta la provincia da quella stirpe di cinque geberazioni di artisti del marmo policromo intarsiato nelle botteghe di Gazzaniga e di Desenzano al Serio. A questo traguardo intendono puntare detti componenti mediante una pubblicazione completa, che finora manca.

Per rimettere in moto un perfetto trinomio.

 

Angelo Bertasa