Un viaggio spirituale per Guglielmo Cagnoni

Un viaggio insolito quello di Guglielmo Cagnoni, 59 anni di Gazzaniga, papà di Roberto, 24 anni, e di Alessandra, 18 anni. Lo scorso giugno Guglielmo è stato infatti protagonista di un viaggio “in solitaria”, lungo il “Cammino di Santiago de Compostela”, città che ogni anno è meta di numerosi pellegrini, situata nella regione della Galizia, in Spagna, e famosa per custodire nell’imponente cattedrale le spoglie di “Giacomo il maggiore”, apostolo di Gesù.

Un percorso che molti scelgono di intraprendere, il più delle volte a piedi, spinti da tanti motivi diversi; c’è chi lo fa per sport, chi per diletto, ma c’è anche, e soprattutto, chi è mosso da un desiderio di introspezione o chi, nel proprio intimo, prega per i suoi cari, seguendo un percorso di religiosità e silenzio.

E, così, Guglielmo Cagnoni si è messo in viaggio e, dopo essere atterrato a S. Jean du Port, con volo da Orio al Serio, è partito zaino in spalla per questa sua emozionante avventura.

Il Cammino di Santiago de Compostela percorso da Guglielmo (ci sono varie alternative possibili) è stato lungo circa 900 km e si è snodato attraverso campagne, piccoli villaggi sperduti e sentieri boschivi. Un percorso sul quale è possibile incontrare gente proveniente da tutto il mondo, con la quale stringere amicizia e trascorrere del tempo in compagnia, come è successo a Guglielmo.

Intraprendere il “Cammino” non è di certo cosa semplice e bisogna avere maturato una buona quantità di allenamento, in quanto il kilometraggio giornaliero, per i più esperti, può oscillare anche tra i 40 e i 50 km. Guglielmo ha quindi seguito una preparazione specifica per alcuni mesi prima della fatidica partenza, percorrendo tragitti differenti e irregolari per potersi meglio abituare alla fatica del camminare. Inoltre, “la cosa essenziale – dice Guglielmo – è dotarsi di abbigliamento e scarpe comode. Ho visto molte persone costrette a rientrare in patria perché avevano i piedi martoriati da scarpe da ginnastica nuove ma del tutto inadatte”.

Per di più Guglielmo spiega che “durante il Cammino, è possibile pernottare in ostelli allestiti appositamente per i pellegrini; per accedervi è necessaria però una sorta di “credenziale”, che certifica in un certo senso l’identità del pellegrino e che viene rilasciata via internet o negli appositi uffici”. Questa credenziale, inoltre, viene timbrata di volta in volta e al termine del percorso viene rilasciata la cosiddetta “Compostela”, nonché una certificazione stilata in lingua latina, che concede il perdono dei peccati e attesta l’effettivo compimento del “Cammino di Santiago de Compostela”. Una patente di garanzia.

“Una volta giunti a Santiago de Compostela – racconta Guglielmo – è davvero toccante osservare la straordinaria presenza di tantissima gente, intenta a pregare dinnanzi e dentro alla maestosa cattedrale, nella quale due volte al giorno viene celebrata la S.Messa, con una processione che, passando nella parte posteriore dell’altare, permette ai fedeli di toccare l’urna con le spoglie di San Giacomo”.

Il viaggio di Guglielmo è durato 28 giorni, quattro settimane di riflessione e preghiera, che hanno lasciato in lui una profonda emozione, tanto che la sua intenzione è quella di percorrere nuovamente il “Cammino”, per rivivere l’esperienza della fatica fine a se stessa, imparando a conoscere le altrui, ma soprattutto le proprie, emozioni.

Un viaggio, insomma, in cui è il “cuore” a trasportare il pellegrino, ma soprattutto, come qualcuno disse a Guglielmo: “E’ il “Cammino” che ti porta a Santiago”.

 

Silvia Pezzera