Se ne sono andati in tanti. In silenzio, in punta di piede, come magari è stata umile e silenziosa la loro vita, fatta di lavoro, sacrifici, semplicità e riservatezza. Se ne è andata una generazione, una gran parte, quella che ha visto con gli occhi la guerra, ne ha sentito l’odore e provato le privazioni, tra la fuga in cantina o in un rifugio antiaereo e la quotidiana ricerca di qualcosa per sfamarsi. Se ne sono andate braccia forti e legnose, mani indurite dai calli, visi solcati da rughe profonde, occhi tristi e spesso bagnati, storie vere e vissute. Gente dura e coraggiosa, che ha lavorato nei campi e nei boschi, spostato muri e macerie, impastato cemento a quintali nelle carriole, piegato barre di ferro e inchiodato assi di legno, in pantaloncini corti e canottiera bianca, con in testa un cappello di carta di giornale. Se ne sono andati i giovani usciti dal Secondo Dopoguerra, quelli della Vespa e della Lambretta, della Bianchi e della Rumi, della Fiat 500 o dell’Ape Piaggio; le giovani donne al lavatoio o sui sassi del fiume o quelle in filanda o a scuola di taglio e cucito; e ancora i giovani della radio, dei primi frigoriferi, della televisione in bianco e nero, delle balere al sabato sera.
Ci hanno lasciato in tanti, da soli, avvolti in un lenzuolo e un telo di plastica, come Cristo nel sudario, da solo, senza indossare il vestito della festa, magari quello del matrimonio, che ancora conservavano nell’armadio, con la canfora o la naftalina. Se ne sono andati quelli che hanno vissuto l’emigrazione in Francia e Svizzera, quelli del boom economico, che con il sudore e i primi risparmi hanno ricostruito questa Italia, regalando quel benessere di cui spesso si è impunemente approfittato. Se ne sono andati quelli che hanno vissuto nel segno della rettitudine e dell’onestà, dell’esperienza e della concretezza, del rispetto e della solidarietà, pregi ormai dimenticati da molti. Ma anche quelli che credevano nella famiglia, nel bene comune, nella giustizia sociale, nella Fede.
Se ne sono andati senza un saluto, senza una carezza, senza che nessuno gli potesse stringere la mano, senza neanche un ultimo bacio. Se ne sono andati i nonni e le nonne, la memoria storica del nostro Paese, patrimonio della intera umanità.
Noi tutti vi diciamo “Grazie” e vi accompagniamo in quest’ultimo viaggio con 60 milioni di carezze e di baci.