Una rete di aiuto per il “frate con la tuta”

Una vita donata per i più deboli, per i più poveri. La sua missione era una sfida; le sue iniziative nascevano in ginocchio. E’ morto per strada, per mano di una persona che lui stesso aveva tentato di aiutare a uscire dall’alcolismo e dalla droga. Questo potrebbe essere, in sintesi, il ritratto di padre Taddeo (Pietro) Gabrieli, missionario cappuccino, nato il 26 novembre 1929 a Cerete Basso, ma trasferitosi fin da bambino a Gazzaniga, ucciso a 73 anni, il 19 luglio 2003, nella cittadina di Imperatriz, nello stato di Maranhao-Parà, nel Nord-est del Brasile.

 

Un coraggioso testimone di Cristo e fratello dei poveri, la cui morte non è stata vana, ma ha innescato tante iniziative di solidarietà e di aiuto internazionale che, per quanto riguarda la Bergamasca, si riferiscono all’associazione onlus “Padre Taddeo Gabrieli”, che ha sede a San Rocco di Gazzaniga, e che continua l’opera del frate  concittadino, mediante una rete di aiuto per la sua missione, sostenendo per esempio l’”Oficina pedagogica frei Tadeu Gabrieli” di Belo Horizonte, da lui stesso creata, in cui opera l’associazione genovese “Amici delle missioni”; o collaborando con la Caritas di Bergamo, per un progetto di ospitalità a famiglie bisognose, nella casa dei genitori di padre Taddeo Gabrieli, a San Rocco di Gazzaniga, sede appunto dell’associazione umanitaria.

Giusto ricordarlo, per sottolineare la sua opera, il suo impegno missionario, il suo messaggio di amore verso il prossimo e di grande disponibilità, come tanti missionari in giro per il mondo mettono, in pratica ogni giorno, pur rimanendo nel più assoluto anonimato.

Pietro Gabrieli, come detto, nasce a Cerete Basso il 26 novembre 1929, ma si trasferisce fin da bambino a Gazzaniga. Entrato fra i farti minori cappuccini, emette la sua prima professione di fede nel 1947, ma è solo il 13 marzo 1954 che viene ordinato sacerdote, nel Duomo di Milano, dal cardinale Ildefonso Schuster. L’anno dopo, nel 1955, è destinato alla missione dell’Eritrea, dove vi rimane sei anni, e dal 1961 in quella brasiliana, a Maranhao-Parà, nel Nord-est del Brasile. In tutto, 48 anni in missione, fino al 19 luglio 2003, quando cade vittima di un pregiudicato che lui si era fermato a soccorrere, mentre tornava dalla celebrazione dell’Eucaristia, nel centro della città di Imperatriz.

Padre Taddeo Gabrieli era un missionario tutto d’un pezzo, che per una vita intera ha saputo spezzare con i fratelli il pane del sudore e della speranza, maestro e compagno inseparabile di viaggio nell’affermazione della “buona notizia”. Nella sua azione missionaria privilegiò sempre le opere di amore e di carità, convinto che quella era la strada per penetrare i cuori; nella sua azione, l’annuncio della parola di Dio era accompagnato da un attento interessamento ai bisogni e alle necessità di una promozione umana e sociale per una vita dignitosa della gente a cui era mandato.

Si occupava della famiglia, della formazione dei giovani, della salvaguardia dei diritti dei lavoratori della terra, della promozione di una coscienza di cooperazione e condivisione. Infatti, favorì tanti progetti di comunità agricole tra gruppi di famiglie, lottò per la restituzione di terre ai contadini, ispirò cooperative per un lavoro a decine di famiglie di campesinos. Una missione, dunque, che era una sfida quotidiana. Nel suo lavoro preferiva la tuta al saio, e per questo veniva chiamato “Frate con la tuta”.

 

T.P.