La data del 30 maggio 2016, i ragazzi delle medie di Sant’Anna non la sorderanno tanto facilmente. E dire che la sveglia nelle case degli studenti aveva suonato di mattina presto ma, nonostante questo, subito in piedi e, anzi, una volta tanto sono stati loro a fare premura ai genitori. Perché? Semplice: appuntamento alle 6,00 a piazzale dell’ASL (anche se adesso la sigla sarebbe diversa!) per la partenza verso la consueta gita annuale. Una tre giorni di svago ma anche di cultura. Anche la meta della gita è stata oggetto di “ricerche” come dimostra l’ultimo numero del giornalino della scuola che gli studenti hanno preparato nel mese di maggio (quindi, prima della gita). Ecco i loro loro scritti:

Il Parco del Conero

Il parco regionale del Conero, fondato nel 1987, è un’area naturale protetta situata nelle Marche che ha preso il nome dall’omonimo monte che si sviluppa su tutto il suo promontorio e l’area della foce del fiume Musone. Al suo interno sono visibili molte specie di animali protetti e inoltre possiede una ricca flora (ginestra, lentisco,corbezzolo, ginepro rosso, leccio) e molti laghetti tra cui quelli di Portonovo. Il parco comprende zone collinose, pianeggianti, boschifere e rocciose e sono interessanti ambiti territoriali come quello collinare, quello naturalistico e quello urbano (al suo interno sono presenti diversi centri abitati tra cui Numana, Sirolo, Camerano, Ancona, Montacuto, Portonovo, Marcelli, Varano e Osimo).

Lungo i suoi corsi d’acqua e le valli del monte troviamo molte specie di piante e animali. Il parco ha una fauna molto estesa e in esso si possono ammirare falchi pellegrini in volo e uccelli stanziali tra cui gli allocchi, le civette, i barbagianni, il gufo comune, le allodole, i cardellini, le ghiandaie e tanti altri. Invece tra quelli migratori troviamo i cuculi, i regoli, gli usignolo, le upupe, sulle rupi del Conero i passeri solitari, le rondini montane, e i rondoni pallidi. Inoltre negli stagnetti posizionati qua e là nel parco ci sono le gallinelle d’acqua, la folaga, il martin pescatore e gli usignoli di fiume. Il più diffuso tra tutti gli uccelli è il fagiano. Gli animali terrestri presenti in questo parco sono infiniti ma i più diffusi sono gli scoiattoli. I mammiferi presenti sono i tassi, le volpi, i ricci, le faine, le puzzole, i piccoli roditori, l’istrice e i caprioli. Poi ci sono anche i lupi attirati dai cinghiali, e la loro presenza è stata rivelata poco tempo fa. Tra i rettili troviamo i ramarri, le lucertole muraiole e quelle campestri e le luscegnole. Tra i serpenti troviamo i biacchi, alcune bisce e i colubri di Esculapio.

Marta Finazzi, prima secondaria

Un luogo misterioso: visita guidata alla città di Osimo

Durante la gita dei tre giorni, andremo a visitare un luogo unico al mondo che si trova nella città di Osimo, più precisamente sotto di essa.

Questo luogo, a cui non è stata ancora data una spiegazione sulla sua nascita e sulla sua funzione, è una città sotterranea che collega i principali palazzi formando un specie di labirinto. In questa seconda e oscura gemella della bellissima città di Osimo sono arrivati i Cavalieri di Malta e i Templari, fantastici personaggi di storie sempre più emozionanti.

Si pensa che la funzione simbolica di questo luogo fosse quella di far cambiare l’anima da oscura e confusa a immortale e illuminata; per trovare la luce, infatti, bisognava prima vincere il buio. Inoltre questo oscuro labirinto presenta statue di alcune divinità pagane (Dionisio e Mitra), mostri fantastici e simboli da interpretare, forse alchemici.

I cunicoli sotterranei in passato venivano utilizzati per la fuga, per la conservazione del cibo o l’estrazione di materiali, oppure per lo stesso passaggio dell’acqua. Sono state contate 88 grotte e nicchie che si estendono per ben 9000 metri. I pozzi che si possono trovare servivano sì per l’acqua, ma anche per il cambio dell’aria e per il passaggio della luce.

Ma questi luoghi non possono essere stati creati solamente per questo. E’ tutto molto misterioso e il fatto che a Osimo esisteva un campo di prova per chi voleva entrare nei Templari aggiunge mistero al mistero.

Giulia Cortinovis, terza secondaria

La Santa Casa di Loreto

La Santa Casa di Loreto è uno dei santuari più visitati al mondo. Murate tra le pietre delle antiche mura sono state trovate cinque croci di stoffa rossa che, già dal medioevo, proteggevano le reliquie della casa di Nazareth in cui Maria ricevette l’Annunciazione. La leggenda narra che il 10 maggio del 1291 degli angeli prelevarono la Santa Casa da Nazareth e la portarono in volo a Tersatto, un paese croato. Furono dei boscaioli, stupiti, a trovare la piccola dimora. In quel luogo, però, i pellegrini erano spesso preda di ladri e malfattori, così, tre anni dopo, gli angeli ripresero il santuario, si alzarono in volo, attraversarono l’Adriatico e appena giunti nelle Marche lo posarono nei pressi di Ancona, nel luogo in cui oggi sorge la chiesa di Santa Maria Liberatrice di Posatora, il cui nome la tradizione fa derivare proprio da questo evento.

La Santa Casa restò in quel luogo nove mesi; poi gli angeli la sollevarono nuovamente e la posarono a Porto Recanati, nei pressi di una proprietà di una donna chiamata Loreta, dove ancora oggi sorge una chiesetta. Nel bosco di Loreta furono dei pastori a vedere una luce abbagliante uscire dalle nubi e, dietro la luce, la casa. Esposta ai pericoli degli attacchi turchi, otto mesi più tardi la Casa venne nuovamente spostata dagli angeli su un terreno di proprietà di due fratelli, i conti Simone e Stefano Rinaldi di Antici, che però iniziarono ad approfittarsi dei pellegrini e a contendersi i guadagni. Di nuovo gli angeli, dopo quattro mesi, sollevarono in volo la casa e, nel dicembre del 1296, la posarono in quella che è la sua attuale collocazione, cioè sulla via che da Recanati va al suo porto, e dunque in un luogo pubblico, che nessuno avrebbe potuto reclamare e sfruttare. Grandi artisti hanno contribuito ad abbellire il Santuario come Caravaggio, Guido Reni e il Pomarancio, rendendolo un luogo bellissimo per milioni di pellegrini. Questo santuario è tra i più importanti e visitati del mondo cattolico; numerosi personaggi e santi vi hanno fatto visita come Santa Camilla Battista da Varano, Santa Teresa di Lisieux, Santa Gianna Beretta; tra i papi che hanno visitato la basilica vi sono papa Giovanni XXIII, papa Giovanni Paolo II e papa Benedetto XVI.

Ester Bosio, prima media

Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi è stato il più grande poeta romantico italiano, forse, insieme a Dante Alighieri, il più grande di tutti i tempi.

Recanati è il suo paese natale, dove nacque da famiglia nobile. Nell’età fra i 10 e i 17 anni studiò tantissimo, poveretto…, infatti imparò molte lingue tra cui latino ed ebraico, non come noi! Ma poi il problema più grande fu che l’esagerato studio gli portò gravi malformazioni fisiche perché quando studiava non faceva mai delle pause. Disperato, cercò di fuggire, ma fu fermato da suo padre. Finalmente riuscì ad andare a Roma da un suo zio materno, pensando di risolvere i suoi problemi, ma purtroppo non ci riuscì. Morì a Napoli a soli 39 anni, ancora giovane, dopo aver speso tutta la sua vita nello studio per colpa di suo padre, il conte Monaldo, che lo costringeva ad interminabili giornate di studio che ne minarono la crescita.

Le sue opere fanno parte del Romanticismo, movimento culturale e artistico nato in Germania tra la fine del settecento e la prima metà dell’ottocento per esaltare i sentimenti dell’uomo dopo il secolo del freddo Illuminismo. Compose molte opere tra cui: L’infinito, Alla luna, La ginestra e Il sabato del villaggio.

Così possiamo concludere che….. studiare troppo fa male!!!

G.Pozzoni e L. Mosconi 1° secondaria di primo grado

Andata e ritorno dal Tabor: un racconto su Leopardi

Ai piedi del Monte Tabor il gracile poeta Giacomo era pronto a combattere il solito il mal di schiena (e tutti gli altri generi di malattie che aveva) per raggiungere la cima di quel tranquillo colle dove finalmente avrebbe potuto iniziare una nuova poesia.

– Certe volte mi chiedo come io, proprio io, Giacomo Leopardi, possa avere certe idee come quella di salire su per questo interminabile colle.

Era così interminabile, quella salita, che al poeta venne un’idea: “Oh, che meraviglia! Mi è venuta un’idea! Chiamerò la mia prossima poesia Infinito!- esclamò, mentre affannosamente iniziava la sua camminata verso la cima del colle. – Sono sicuro che questa volta avrò fortuna e farò tanti soldi -.

Diceva così ogni volta, perché sperava che una sua poesia gli avrebbe portato ricchezza e fama. Ma non fu mai così, povero Leopardi, che era un uomo così gentile e non avrebbe fatto male a una mosca.

E intanto lui camminava, camminava e camminava faticosamente perché a ogni suo passo sentiva sempre un dolorino da tutte le parti del corpo.

Finalmente giunse in cima, si mise a sedere, tirò fuori dalla sua sacca carta e penna ma quando fu il momento di prendere il calamaio, si accorse che nella sacca c’era solo un pezzo di pagnotta mezza ammuffita: – Un’altra volta! – esclamò il poeta. Così, demoralizzato, si rialzò e si rimise in cammino per ritornare a casa. Scese lentamente dal monte e dopo un breve tratto sentì un rumore assordante che proveniva dall’alto, perciò decise di alzare gli occhi al cielo e vide al di sopra di sé il cielo scuro e alcune gocce cominciarono a piombargli in faccia violentemente. A quel punto si mise a camminare più velocemente per arrivare il più presto a destinazione, ma, come la sfortuna voleva, la pioggia si faceva più fitta e soprattutto più intensa; come se non bastasse una vasta coltre di nebbia calò in quella zona. Leopardi però conoscendo la strada riuscì ad arrivare a casa anche se tutto bagnato e con un mal di schiena lancinante. A stenti cercò di sedersi sulla sedia e a far asciugare i propri vestiti. Lo scroscio era finito ma non aveva nemmeno il pensiero di risalire sul colle.

Dopo essersi accomodato sulla sua sedia incominciò a scrivere la sua poesia senza fermarsi e facendo uscire tutte le idee che aveva in mente. Così riuscì a terminare la poesia, che ebbe molto successo.

F. Berlendis e G. Cortinovis, terza medi