“Quando uomini e montagne si incontrano, grandi cose accadono”. Così, il poeta inglese William Blake descriveva quel rapporto inscindibile tra i “grandi saggi”, o per meglio dire i monti, e i piccoli omuncoli, cioè gli uomini. La montagna può rappresentare tante cose: rigore, disciplina, gioia, paura, adrenalina; ogni singola emozione arricchisce la sua corazza rocciosa di una nuova sfumatura. Una vera e propria Magistra Vitae, che avvolge chi impara a conoscerla in modo unico. E così è stato per Valentino Poli, l’attuale presidente della sottosezione CAI di Albino, per il quale la montagna è passione, libertà, purezza, amore, ma anche condivisione, sensibilità sociale, modus vivendi. Non solo scalate, escursioni, conquiste, ma anche energia ispiratrice, creatività, fantasia. Ne scaturisce una figura profonda, pensosa, molto motivata, ricca di stimoli, che dalla montagna ha tratto il suo stile di vita, espresso annualmente in viaggi e spedizioni nei luoghi più arditi ed estremi del mondo e dai quali assimila culture, tradizioni, esperienze.
Classe 1952, nembrese di nascita, ma albinese d’adozione da quando a soli vent’anni si è sposato (ha un figlio), Valentino Poli, dopo una vita quale dirigente in Ubi Banca (allora era BPU), dal 2014 è in pensione. Ovvio che il suo impegno in CAI è notevolmente aumentato, anche alla luce di alcuni eventi che hanno caratterizzato la vita sociale della sottosezione.
Ecco, un’intervista per conoscere la sua storia, lo “stato di salute” del CAI Albino e le attività in essere.

Come è nata la passione per la montagna?
In verità, la mia prima passione era il calcio: esordio nella Nembrese, poi Stezzanese e anche squadre milanesi; una bella carriera, di un certo livello, per chiuderla poi nella stessa Nembrese, dove, insieme ad altri amici, sono riuscito a conquistare due promozioni consecutive. Intanto, cresceva anche la passione per la montagna: così negli anni ’70 mi iscrissi al CAI Nembro. Ma poiché avevo anche tanti amici ad Albino, dove abitavo, ecco che gioco forza, a metà degli anni ’80, mi iscrissi al CAI Albino. E pian piano venni “preso” sempre di più dalla montagna: le prime camminate sulle Orobie, le prime scalate, con tanti amici della Scuola di Alpinismo Valseriana.

Quando le prime spedizioni internazionali?
Sentivo che la “semplice” montagna mi stava un po’ stretta, volevo qualcosa di più, qualche esperienza più forte; così, alla montagna nostrana ho iniziato ad abbinare, dagli anni ’90, qualche spedizione. Dapprima, sul Kilimangiaro; poi, sull’Atlante, in Marocco; quindi in Kenia (Africa); sull’Aconcagua (Argentina, Sud-America); in Turchia; sul Mutztagata (Cina), sul Pik Lenin (Kyrghyzstan); e in Iran. All’inizio, le “classiche” montagne, ma poi qualcosa di più: due o tre viaggi all’anno, in tanti posti, dove pian piano andavo a preferire non tanto la destinazione sportiva, quanto la cultura, la tradizione, la storia dei popoli locali.

Da alpinista a viaggiatore, quindi?
Beh, in un certo senso sì. Tanti viaggi, tante scoperte, tante esperienze: Ecuador, Perù, Bolivia, Pakistan, anche Nuova Zelanda, fantastica. E per tre volte in Nepal. E, poi, Namibia, Birmania, Madagascar, due volte in Patagonia (Argentina), e lo scorso anno ancora sui Monti Elburz in Iran. Tanti viaggi, tanti reportage, per essere poi proiettati a casa, in sezione, fra amici.

Quali sono i sogni nel cassetto?
Il Monte McKinley, in Alaska, conosciuto anche come “Denali” (“il più alto”), così come era chiamato dai nativi Koyukon nella lingua athabaskan. Per due volte ho programmato questo viaggio (2011 e 2017), ma poi, è “evaporato” per eventi straordinari che mi sono accaduti. E’ un po’ che ci tento, e spero, prima o poi, di riuscirci.

E ora uno sguardo sulla sottosezione CAI Albino…
Con 374 soci, è una delle realtà più numerose della Val Seriana e della stessa Bergamasca, ma soprattutto è una delle più attive e dinamiche, in attività dal 1946. Il lockdown ci ha tarpato le ali, bloccando tutte le nostre attività, dalle gite sociali ai corsi fino alle spedizioni; ma soprattutto un certo numero di nuovi iscritti. Fortunatamente, dopo la riapertura della Fase2 qualcosa è cambiato, e il tesseramento è stato un successo: abbiamo 374 soci, otto in più dello scorso anno. Dopo esserci consultati a livello provinciale, da questa settimana abbiamo ripreso, con tutte le cautele del caso, le nostre attività sociali, sperando che la situazione generale possa consentirsi di poterle confermare per l’autunno e l’inverno prossimi.

Come è composto l’organigramma della sottosezione?
A parte il sottoscritto, il vicepresidente è Giò Noris Chiorda; poi, la segretaria Daniela Di Gioia; e i consiglieri Claudio Panna, Giacomo Goisis, Franco Steffenoni, Alessandro Nani, Ivan Azzola, Ennio Signori, Osvaldo Cantini, Uberto Carrara, Marco Biffi, Adriano Ceruti e Giorgio Tonin.

Quali le iniziative che hanno caratterizzato il 2019?
Certamente, il trasferimento della nostra struttura di arrampicata dalla palestra della scuola di Comenduno a quella della scuola di Vall’Alta, a seguito dell’abbattimento della prima, per far posto al nuovo palazzetto dello sport; e la ristrutturazione dei locali della nostra sede, in via S.Maria. Due eventi eccezionali, dal forte impatto, sia in termini di prestazione d’opera di volontariato sia di sforzo economico. Fra tutti, ringrazio in vicepresidente Giò Noris Chiorda e il gruppo Rampa Fò. Senza dimenticare le attività “istituzionali”, che peraltro sono il nostro “fiore all’occhiello”: la Scuola Alpinismo Valseriana, che ha offerto otto corsi fra estivi ed invernali; il corso di presciistica, la palestra di arrampicata (prima in Val Seriana e seconda in Lombardia!), il corso sci, il programma gite (ben 42 fra estive ed invernali), il corso di alpinismo giovanile, in collaborazione con il CAI Gazzaniga e Nembro (82 allievi e 13 uscite sul territorio).

Quali le altre attività?
Premesso che, nonostante il clima di sospensione in atto, è nostra intenzione proporle anche per il futuro, sottolineo l’attività con le scuole elementari, per lezioni di didattica, orienteering, sicurezza in montagna e uscite sul territorio; l’accompagnamento durante le gite del CRE; il progetto montagna-terapia, con un corso di arrampicata rivolto a ragazzi con disabilità psichica; la manutenzione della sentieristica locale; le dieci serate della rassegna cinematografica; la nostra Biblioteca, inserita nel circuito delle Biblioteche bergamasche.

Quale futuro prospetta per la sottosezione CAI Albino?
Ormai, sono sei anni che sono il presidente; io e il mio staff siamo estremamente soddisfatti di come sta vivendo la nostra sottosezione: le gite registrano buona partecipazione, gli eventi sono ben frequentati, i corsi sono sempre pieni, i soggetti con i quali collaboriamo sono soddisfatti e l’immagine sociale sta migliorando. Ma vorrei che si aprissero nuovi orizzonti: il corpo sociale sta invecchiando, la componente giovani è minoritaria e si sta riducendo. Dobbiamo cambiare la nostra impostazione: non dobbiamo rimanere fermi, inchiodati ad un’immagine classica, ad aspettare che i soci tornino da noi o che i potenziali soci bussino alla nostra porta; no, dobbiamo essere più attrattivi, più propositivi. Certo, dobbiamo organizzare eventi ed iniziative nuove, ma dobbiamo proporle in linea con le aspettative di quel mondo che vogliamo intercettare; coinvolgere i giovani non solo come destinatari delle nostre iniziative, ma come co-organizzatori. Dobbiamo provare a sederci assieme ai giovani, portatori di nuova linfa, nuovi stimoli, per trovare insieme nuove strade, che possano far correre più veloce il nostro gruppo.

Tiziano Piazza