Negli ultimi anni la fama della Valle Vertova è cresciuta in maniera esponenziale: sempre più spesso è capitato di imbattersi in video, articoli o commenti in merito; scatti fotografici e canali social hanno fatto da volano per la sua valorizzazione con un flusso di visitatori di certo inaspettato e non sempre del tutto gradito.

Fiumi di parole si sono spesi e si potrebbero ancora impiegare pro o contro questa sorta di fenomeno turistico che, se da un lato inorgoglisce valle e paese, non ha mancato di creare dibattiti e polemiche con problematiche di fronte a cui il Comune di Vertova ha sentito il bisogno di intervenire provando a regolamentarne gli accessi.

Mentre parole, commenti e polemiche continuano a scorrere per questioni tutto sommato fatue, il motivo per cui allarmarsi realmente è però ben altro: a non scorrere più rischia di essere il fiume vero e proprio, quello formato dalle acque che scaturiscono dalle sorgive naturali.

Dopo tanti servizi dedicati alle bellezze naturali, ancor prima di fine febbraio e quindi in netto anticipo rispetto al termine di quello che dovrebbero essere l’inverno (Ma che inverno è stato? Qualcuno lo ha visto?), della Valle Vertova hanno trattato giornali e TG nazionali, purtroppo per riferire di un allarme idrico impellente: sono in secca i punti più a monte in cui dal terreno sgorga l’acqua, elemento incolore, inodore e insapore ma tanto prezioso.

Dove solitamente, in condizioni normali, il torrente nasce e c’è acqua in abbondanza, non se ne scorge neppure un rivolo; non si ode il fragore delle cascatelle ma si avverte solo un silenzio surreale che fa da sottofondo a flebili rumori di animali a cui manca lo scorrere del fiume: anche la normale sopravvivenza della fauna ittica è seriamente minacciata ed è quindi l’intero eco-sistema ad essere in grave pericolo!

E’ qualcosa di spaventoso, non si era mai vista una situazione così” afferma Marco Mutti, vicesindaco di Vertova e assessore ai Lavori pubblici, nonché fontaniere per anni impegnato nella gestione dell’ acquedotto con l’attività di famiglia e dunque parere autorevole in materia, “Di solito queste pozze sono piene con giochi d’acqua spettacolari, la ricchezza della valle si basa proprio su quest’acqua che purtroppo adesso non c’è più”. Rimangono solamente le belle immagini di repertorio che sanno di ricordo lontano…

Le sorgenti della Vertova, dislocate lungo il suo corso e poste peraltro anche in comune di Gazzaniga (è lo stesso torrente a demarcare il confine), assieme a quelle dell’affluente proveniente dalla Valle del Belö, riforniscono non solo Vertova ma anche Colzate, Fiorano, Gazzaniga e Orezzo e una condotta che parte dalla località Lacnì alimenta una piccola turbina idro-elettrica, aspetto non marginale in un momento di crisi energetica.

Il torrente Vertova non è ovviamente un caso isolato ma sono in condizioni simili anche altri valli della zona. “E’ una situazione che riguarda un po’ tutta la provincia di Bergamo” spiega il geologo Sergio Santambrogio “Soprattutto la zona alpina dove c’è una minore disponibilità di acqua per la mancanza di neve e piogge. Ora, per riequilibrare la situazione, ci vorrebbe un mese, forse anche un mese e mezzo, di pioggia

Dalla montagna il problema poi si trasla in pianura con sorgenti che non buttano acqua e alcune frazioni che sono già servite da autobotti con prospettive per l’estate che verrà che paiono tutto fuorché rosee.

Poco forse si può fare per opporsi ad un cambiamento climatico che probabilmente, aldilà di opinabili e non sempre coscienziosi interventi umani, risulta congenito al pianeta Terra in continuo mutamento, di certo però ognuno può agire al fine di evitare quegli inutili sprechi a cui magari non si fa troppo caso in momenti di abbondanza. Senza chiedere interventi straordinari basta semplicemente rivedere le proprie abitudini e prestare attenzione ad una Madre Natura da cui troppo spesso si è preso tutto il possibile senza rendere in cambio neppure il minimo rispetto .

 

Luca Gualdi