Vertova e l’Atalanta piangono Franco “Ciccio” Nodari, “vecchia gloria” nerazzurra

“I vecchietti non lo dimenticheranno”. Così si legge in un commento “postato” via internet ad un articolo di un quotidiano web locale. Un caro e dolce saluto di un tifoso dell’Atalanta, dopo aver saputo della morte di Franco Nodari, detto familiarmente “Ciccio”, spentosi il 12 febbraio scorso, a 76 anni. Con lui se ne va un “pezzo” di storia dell’Atalanta, di quell’Atalanta che il 2 giugno 1963 vinse la storica “Coppa Italia” contro il Torino, grazie ad una tripletta di Angelo Domenghini (finì 3 a 1 per i nerazzurri). Ed erano proprio tanti gli atalantini che si sono ritrovati a Vertova, nella parrocchiale di San Bernardino, per dare l’estremo saluto a questa “vecchia gloria” nerazzurra, soprannominata “Gatto di marmo”, una delle colonne portanti della difesa atalantina degli anni ’60. Ma anche tanti i concittadini, che lo ricordano come una persona umile, gioviale, sempre pronta alla battuta. Innanzitutto, c’erano i fratelli: Nino, Riccardo e don Luigi, che ha partecipato ad officiare la funzione. Poi, i nipoti che l’hanno assistito con amorevole tenerezza nel difficile cammino della malattia, e tanti amici vertovesi.

 

E, poi, c’era l’Atalanta, con il direttore operativo Roberto Spagnolo, il labaro della società, e due ex-compagni di “Ciccio”, Angelo Domenghini e Pier Luigi Pizzaballa. Insieme al gagliardetto dell’Atalanta, anche la sciarpa degli Amici dell’Atalanta.

Nato a Vertova il 13 gennaio 1939, Franco Nodari con la maglia dell’Atalanta ha collezionato 157 presenze in Serie A, 4 nella serie Cadetta (la serie B), 16 in Coppa Italia e 14 in competizioni europee, dal 1956 al 1970, senza segnare nemmeno un gol, perchè quello non era il suo mestiere: lui, da buon difensore, i gol li doveva evitare. E quanti ne ha evitati, sfruttando quelle qualità che non gli facevano difetto, lui che era un terzino “vecchia maniera”, con un grande controllo dell’avversario.

Come detto, il suo nome è scolpito in modo indelebile nella storia nerazzurra dal giugno del 1963: scende in campo, a San Siro, nella formazione titolare che batte il Torino in finale di Coppa Italia, grazie alla tripletta di Domenghini. Prende il posto, su indicazione dell’allenatore Tabanelli, di Livio Roncoli, e senza esitazione contrasta a dovere la velocità del granata Danova.

Nella trionfale stagione ’62/’63 e in quella successiva Nodari è una delle colonne portanti della difesa atalantina, praticamente onnipresente nella linea difensiva che stava di fronte, a turno, ai portieri Pizzaballa o Cometti. Appende gli scarpini al chiodo nel 1974, quattro stagioni dopo aver lasciato l’Atalanta: Taranto, Savoia, Casale e Canelli le sue ultime squadre.

 

Luisa Pezzotta