Schemi di gioco, tattica, tecnica di calcio? No, piuttosto una testimonianza sul percorso di crescita di un atleta che pian piano è diventato allenatore. E’ la storia di Tarcisio Vedovati, uno studente liceale che, all’alba dei 18 anni, decide di intraprendere questa attività. Un traguardo un po’ inaspettato, che fino a qualche anno fa non avrebbe mai immaginato di incominciare.
“Come in ogni sport, “allenare” non vuol dire soltanto portare in campo l’esperienza personale, prettamente tecnico-tattica, ma un insieme di valori che ognuno di noi matura nel tempo – spiega Tarcisio Vedovati – Quale primo passo, ho scelto di seguire i piccoli atleti della scuola calcio, i “primi calci”, cioè coloro che per la prima volta si avvicinano al mondo del calcio, facendo i primi passi verso qualcosa di speciale. Come già detto, all’inizio niente competenze tecniche e conoscenze pratiche, soprattutto per bambini ingenui che hanno in testa solo il divertimento (beati loro!), ma ho voluto trasmettere una passione, un qualcosa che va aldilà del gioco o del divertimento; ho voluto accendere quella miccia che, sono convinto, presto diventerà un grande fuoco, grazie al quale vedranno il calcio non come uno sport, ma uno stile di vita. Può sembrare un compito difficile, eppure 12 anni fa un mini-Tarcisio, ingenuo e che pensava solo a divertirsi, incominciò a correre dietro ad un pallone più grande di lui, inconsapevole di ciò che sarebbe stato. Sta di fatto che mi ritrovo qua, con l’Atalanta nel cuore, ancora a correre dietro a quel pallone. Tutto questo per dire che allenare non vuol dire soltanto insegnare a giocare a calcio, tutt’altro, si insegna a vivere il calcio. E non servono grandi impianti sportivi, non serve essere Messi, perché, detto tra noi, non siamo né il Barcellona, ma neanche l’Atalanta: ci basta il campo dell’oratorio, un paio di palloni e una società sportiva, come il GS Marinelli, che mette a disposizione tempo, risorse e tanta buona volontà.”
“Anche perché allenare quei piccoli diavoli non è per niente facile – continua Vedovati – Ci vuole moltissima responsabilità, bisogna essere un esempio. Prima di essere allenatore, voglio essere un educatore, soprattutto per i bambini di quella fascia d’età (5-8 anni) che sono davvero piccoli. In sostanza, quello che facciamo in allenamento è giocare, divertirsi e imparare. Sì, ho usato “facciamo” di proposito: anche io gioco e mi diverto, ma soprattutto imparo, …e c’è tanto da imparare. In sintesi, imparo e faccio imparare, un buon compromesso. Va ben, diciamolo, usiamo la parola “allenatore”, ma ricordiamo sempre quello che sta dietro a questa semplice parola”.

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