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Un giardino di Milano è stato intitolato alla partigiana Margherita “Rina” Belotti, originaria di Casale

1 Novembre 2025
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Un giardino di Milano è stato intitolato alla partigiana Margherita “Rina” Belotti, originaria di Casale
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Un giardino nel quartiere milanese dell’Isola, in piazzale Segrino, angolo via Lario, è stato intitolato alla partigiana Margherita Belotti, conosciuta col nome di battaglia di “Rina”. La cerimonia, svoltasi proprio a 10 anni dalla sua morte, si è svolta mercoledì 22 ottobre: hanno partecipato l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, il presidente provinciale dell’ANPI Primo Minelli, la presidente del 9° Municipio 9 Anita Pirovano, i familiari di Margherita Belotti e gli alunni dell’IC “Confalonieri”, e soprattutto rappresentanti dell’ANPI Albino, assieme ad un gruppo di parenti di Rina.

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L’iniziativa si inserisce nel quadro del programma “Milano è Memoria”, grazie al quale, nel corso del 2025, in occasione degli 80 anni dalla Liberazione, ogni Municipio ha scelto un luogo e un partigiano o una partigiana a cui intitolarlo. In tutto nove “giardini della memoria”, e per il 9° Municipio è stato scelto il giardino tra via Thaon de Revel e via Lario (alle spalle del Monumento ai Caduti), dedicandolo appunto a Margherita Belotti.

Riprendendo quanto riportato dal notiziario Milano Today, con questa iniziativa si è voluto “restituire voce e memoria”.

“Con emozione dedichiamo questo giardino a Margherita Belotti, partigiana e donna coraggiosa, protagonista silenziosa ma fondamentale della nostra storia collettiva. Intitolarle questo spazio significa non solo ricordare il suo impegno per la libertà e la giustizia, ma anche riaffermare i valori che hanno dato vita alla nostra democrazia: la libertà, l’uguaglianza e la solidarietà”, ha detto l’assessore Sacchi: “Oggi la sua memoria entra nello spazio pubblico della città, in un luogo di incontro e di vita quotidiana, e questo gesto ha un valore profondo perché riconosce il contributo spesso invisibile delle donne alla storia collettiva. Dare nome alle donne significa restituire voce, memoria e identità a chi troppo a lungo è stata esclusa dalla narrazione ufficiale, e trasmettere alle nuove generazioni la memoria viva della Resistenza, perché ricordare non è solo un dovere, ma un atto di responsabilità verso il futuro”.

Chi era Margherita Belotti?

Era nata a Casale di Albino, in via Gavazzuolo 22, durante la Prima guerra mondiale, il 24 settembre 1917. La madre, Laura Azzola, classe 1883, aveva già avuto tre figli con il marito, Giovanni Belotti, classe 1884: Benedetto Lorenzo, Alessio Gino, Giovan Battista. La madre, ce lo attesta lo Stato d’Anime della parrocchia compilato nel giugno 1949, ebbe poi altri tre figli da Battista Belotti: Maria Iolanda, Margherita, Guglielmo Virginio.

In una video-intervista realizzata dalla sezione “Almo Colombo” Isola di Milano, Margherita ricorda la sua come una “famiglia di socialisti, senza tessera”. Margherita era “di famiglia antifascista”, scrisse l’ANPI Provinciale di Milano. Di fatto il padre o il patrigno non compaiono fra i “sovversivi” controllati dalla polizia nei documenti consultabili nel data base di Archivio bergamasco. Margherita ricorda comunque un episodio avvenuto mentre la sua famiglia era all’osteria a mangiare la trippa: comparve un manipolo di fasciti armati di manganello che costrinsero, come loro uso, lo zio Nicola, comunista, a bersi una dose di olio di ricino. Ricorda inoltre che, in occasione di feste, i maschi della famiglia si nascondevano per non fare la stessa fine; era la prassi per le famiglie che non avevano la tessera degli alimenti.

A 18 anni, racconta, di essersi trasferita a Milano, in viale Bligny, presso una zia, per studiare da infermiera.

Si avvicinò al Partito comunista nel 1938 e si impegnò nella propaganda in fabbrica e nei caseggiati popolari, nei gruppi clandestini “GDD” (Gruppi di Difesa della Donna).

Coi contatti del fratello che lavorava per Radio Londra, parte per Talamona in Valtellina, poi sale al paese di Buglio e qui, dopo l’8 settembre 1943, per poco tempo entra in un gruppo partigiano, che presto è avvertito dal suono delle campane di un rastrellamento in corso.

Margherita (nome di battaglia Rina) diventa così staffetta per il comando delle Brigate Garibaldi, in Val d’Ossola e in Valtellina.

Nel settembre del 1944 fu assegnata alla seconda Divisione Garibaldi in Val Masino (Valtellina). Arrestata a febbraio del 1945 a Milano, subì interrogatori e torture e fu reclusa a San Donnino (Como). Liberata il 25 aprile 1945, tornò a Milano e le fu riconosciuta la qualifica di sergente maggiore.

Dopo la Liberazione, Margherita ha svolto con passione la sua attività di presidente della sezione “Almo Colombo” Isola e nell’ANPI Provinciale di Milano, battendosi per i valori dell’antifascismo, della Resistenza, della Costituzione repubblicana e per una società più libera e più giusta.

Le esequie della partigiana Rina si tennero, mercoledì 2 settembre 2015, presso la chiesa di Torre Boldone. La tomba è a Cene.

 

A.C.

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