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Quando le scuole erano comunali

13 Marzo 2016
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Quando le scuole erano comunali

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Prima di entrare nell’argomento è necessaria una sintetica premessa. Anticamente lo Stato aveva come scopo la difesa del territorio e in cambio delle tasse pagate dai sudditi, con le decime o altre forme, garantiva loro la protezione. Quindi doveva preparare uomini forti e

 

ben addestrati per far la guerra di difesa del territorio o di espansione.

In Grecia si sperimentò la città Stato dove l’organizzazione politica era affidata ai cittadini stessi. Aristotele  definiva l’uomo animale politico, poiché  si distingue dagli altri animali per la sua capacità di organizzare razionalmente una forma di convivenza, uno stato,  vantggioso per tutti, cioè capace di favorire lo sviluppo di ogni persona,  e non usando l’uomo  come mezzo, ma come fine.

Anche con l’avvento del Cristianesimo l’accento è stato posto più sul valore della persona che sullo Stato, il quale è visto non come valore assoluto a cui sacrificare la persona, ma come mezzo per realizzare la pienezza della persona, dotata di un valore assoluto. Infatti la persona sussisterebbe senza lo Stato, lo Stato senza le persone no. Severino Boezio (V sec.) definiva la persona “sostanza individua di natura razionale” e S.Tommaso nel XlII secolo sviluppò questo concetto alla luce del realismo di Aristotele, ponendo le basi teoriche di tutto l’umanesimo e poi del neoumanesimo cristiano del nostro tempo.

Queste premesse sono importanti per comprendere il significato dei sistemi educativi, che si possono individuare in tre filoni, quello utopistico di stampo platonico e idealistico, quello personalistico Aristotelicotomista e quello positivistico materialistico. Del primo e del terzo che foggiano le persone secondo un’ideologia, abbiamo visto le conseguenze disatrose nelle dittature del XX secolo. Del secondo vediamo gli sviluppi nei sistemi educativi, fino alle scuole comunali dei secoli XIX e XX.

Con l’avvento dei Comuni medioevali si ritornò a sperimentare l’organizzazione autonoma delle città e dei paesi, con aumento dei servizi rispetto agli Stati militaristi, ad esempio l’amministrazione della giustizia, dei prodotti agricoli locali (molini, beccheria, cantina  gestiti dal Comune), il controllo del territorio, dei confini e delle proprietà private, la protezione di boschi, sorgenti e pascoli, la manutenzione delle strade… Mancava l’istruzione, che veniva impartita privatamente da precettori o pubblicamente da cappellani incaricati. Per avere l’organizzazione della scuola come servizio dello Stato bisogna atendere la Rivoluzione Francese, figlia dei lumi della Ragione, ma a quale prezzo!

Mentre aspettiamo, vediamo cosa si faceva nei nostri comuni.

Nel 1553 risulta che c’era una casa nella quale si facva scuola a Gazzaniga. Nel 1565 figura un cappellano, prete Antonio da Orzinuovi, “persona che se diletta de insegnar”.

I ricchi potevano pemettersi il lusso di avere in casa un precettore, tuttavia anche per i poveri impartivano i primi elementi del sapere, la scrittura e la lettura, appositi cappellani “maestri de’ figlioli poveri” di Gazzaniga e Fiorano. Negli atti delle visite pastorali si leggono alcuni nomi di maestri: don Pietro Bonetti, don Vincenzo Zappella, don Geronimo Arici, della famosa famiglia Arizzi di Fiorano, don Giovanni Guarini, don Guarino Cornaggia, don Ippolito Bordogna, e a Semonte don Santo Gusmini. A Orezzo faceva da maestro il curato.

C’era anche una borsa di studio: l’abate De Vccchi lasciava un beneficio di 130 lire che obbligava con la rendita a far studiare un chierico. Un legato di Giorgio Moro ai Disciplini obbligava  la Confraternita a pagare ogni anno 60 lire ad un cappellano “per la scuola de’ figlioli”.

Per la “scuola delle figliole” si leggono i nomi di Vittoria Merelli e Monica Pezotta.

Queste scuole non avevano alle spalle nessun ministero preposto all’organizzazione delle classi, alla definizione di programmi, al trattamento economico  dei maestri, agli esami finali…Erano organizzazioni spontanee, per lo più volontarie o pagate dalle Congregazioni.

Gli ideali dell’Umanesimo e del Rinascimento disegnando una educazione integrale di tutti rimasero scritti sulla carta o nella esperienze all’avanguardia di un Vittorino da Feltre, di un nostro conterraneo, Gasparino da Barzizza e pochi altri, ma poi in realtà l’istruzione era prerogativa di pochi figli di nobili o di ricchi mercanti.

Bisognerà aspettare ancora un paio di secoli prima che entri nella politica degli Stati moderni l’organizzazione delle scuole da parte dello Stato come pubblico servizio e precisamente dopo la Rivoluzione Francese.

Fu proprio da quella  moderna concezione dello Stato che in Lombardia durante il dominio napoleonico durato fino al 1815, si diffuse, a partire dalle città, la prima organizzazione scolastica sia pure a livello di due  classi elementari, affidate a ” Maestri patentati”.

A Gazzaniga risulta da documenti dell’archivio comunale che nel 1810 una somma di 106 lire veniva pagata  ogni anno dalla Fabbriceria parrocchiale, poiché ancora le scuole non erano comunali. Lo diventeranno  dal 1820, come si vedrà, ma solo dal 1827 si trovano nomine dei maestri nella scuola elementare minore di Gazzaniga.

 

Angelo Bertasa (continua).

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