Così è successo a Siro Rossi, nato a Casnigo, che per via della globalizzazione del commercio e dei tumulti finanziari occorsi in questi dieci anni, si è trovato nella lista dei disoccupati dovendo chiudere la sua precedente attività.
Dopo anni di precarietà e incertezza lavorativa inventandosi in molteplici attività artigianali e ricreative decide di tirar fuori dal cassetto l’arte del calzolaio appresa negli anni 80 da un noto e bravo calzolaio di Leffe, con cui in quei tempi ha collaborato per diversi anni. Attivita che allora, andò a spengnersi con l’arrivo sul mercato delle prime scarpe usa e getta.
Oggi, con tanto entusiasmo, tenta di ridare vita a questa attività insieme a quella dell’impagliatura delle sedie, per rivalorizzare cose e oggetti che altrimenti non avrebbero più valore e sarebbero destinati alla rottamazione. Una scommessa, un tentativo di essere di valore aggiunto in una società tendente al consumismo spesso senza senso e alla lunga dannoso.
Impara l’arte e, mettila da parte … che un bel giorno ti servirà… Così gli venne detto allora da una persona anziana che credeva nelle capacità di Siro. E così è andata; speranza e ottimismo, oltre ovviamente alla conoscenza del mestiere, sono le armi con cui Siro cercherà di far rivivere l’arte del calzolaio
“Vorrei far rivivere questo mestiere – racconta Siro – e nello stesso tempo voglio sentirmi libero di argomentare la mia vita e di sentirmi utile.”
Lo Scarparo è l’antica figura di colui che si occupava della riparazione e manifattura di stivali, sandali e scarpe di ogni genere. Mestiere oggi non più tanto diffuso come nel passato, bensì un lavoro quasi scomparso e dimenticato. La vecchia arte del ciabattino, prima dell’avvento del consumismo, era un tipo di manodopera molto richiesta ed era assai ricorrente rivolgersi al calzolaio, poiché ai tempi, prima di gettar via un paio di scarpe, le si faceva risuolare più e più volte. Nel passato, i calzolai erano così numerosi che, insieme al resto degli artigiani, formavano Corporazioni. Tra le più antiche di queste associazioni, si ricorda quella dei Calzolai fiorentini, costituita verso la fine del 1200.
Il periodo di apprendistato di uno scarparo durava circa tre anni e il rapporto tra maestri e discepoli era regolato da un apposito contratto. I nuovi potevano aprire bottega ma, lontano almeno 600 metri dal maestro, per evitare ovvi conflitti d’interesse.
La bottega solitamente era un locale a piano terra e spesso il mestiere si tramandava di padre in figlio, non essendoci molti danari per proseguire gli studi. Gli apprendisti non percepivano compenso finchè non erano in grado di mettersi in proprio. La bottega era anche un luogo d’incontro, dove si chiacchierava dei fatti di cronaca; una sorta di “caffè letterario degli artigiani”.
Nella bottega del calzolaio e lavori in cuoio “Taca Tac” di Fiorano al Serio si cerca di “rivivere” questo passato. E, come detto, oltre alla riparazione di tutti i tipi di scarpe (dalla ciabatta allo scarpone) si esercita l’arte di impagliare le sedie e si eseguono una serie di piccole riprazioni su cerniere, borse e tanto altro ancora.
Taca Tac
La bottega del calzolaio e lavori in cuoo
Via Largo Garibaldi, 2/D
Fiorano al Serio
329 4266343








