“Concerto per Claudio Carrara”: quando i giovani conquistano ed entusiasmano
Il concerto di sabato 7 dicembre, nella chiesa di San Bartolomeo, con protagonisti i fratelli Elena e Michele Carrara, rispettivamente al pianoforte e al clarinetto, a ricordo del loro papà Claudio, si è trasformato da semplice evento commemorativo in un tripudio di ovazioni, quali raramente si verificano in una serata di musica classica. Merito indiscusso dei due giovani musicisti, che promettevano bene già da bambini, quando Claudio, talentuoso clarinettista, e la moglie Viviana, pianista diplomata, li avevano “coltivati”, portandoli a vincere in due per ben 19 volte concorso nazionali a valenza internazionale nella loro fascia di età.
Ebbene, a quasi sette anni dalla scomparsa di Claudio, Elena e Michele hanno sciorinato, davanti ad un folto pubblico una prestazione eccelsa, da ricordare.
Brividi e commozione non di maniera, come qualche volta succede durante l’esibizione di giovani non ancora ventenni, ma autentica convinzione di trovarsi di fronte a talenti che hanno saputo convincere anche quei profani che magari avevano deciso la loro presenza al concerto solo per un dovere verso i parenti di Claudio.
Elena si è avvicinata a Bach e Beethoven con molta circospezione e prudenza, consapevole che questi grandi classici si conquistano pian piano con la maturità artistica, coronando poi con un notturno di Chopin e il “Claire de lune” di Claude Debussy le sue esibizioni solistiche, mentre Michele ha reso omaggio a Donizetti con lo studio per clarinetto che anche papà Claudio aveva tante volte proposto nei suoi concerti come brano che esplora le varie possibilità espressive dello strumento, anche ben oltre il solo intento sperimentale.
Ma è quando i due giovani si sono messi in duo che sono cominciati i fuochi d’artificio.
Con la sonata di Malcolm Arnold, compositore inglese morto nel 2006, si sono incamminati sulla strada dello stile jazzistico con l’andatura incalzante dello swing Nelle variazioni “For Claca” di Paolo Gorini, allievo di Claudio, hanno messo poi in evidenza come l’autore abbia saputo rievocare la perizia del suo grande maestro con nel cuore l’incredulità di averlo perduto.
Con chi si poteva meglio finire il concerto, che già aveva “caricato” il pubblico, se non con quel vecchio marpione di Gioachino Rossini, con un duo scoppiettante di entusiasmo e gioia di vivere? Poi il bis del finale di quest’ultima sonata strappato a furor di popolo fra il tripudio generale.
Mi sono ricordato, in quel momento, dell’esordio ad Albino di tanti anni fa di Claudio, in coppia con il pianista Umberto Finazzi, con cui aveva vinto il prestigioso concorso internazionale di Stresa nel 1984. Stessa meraviglia, stesso entusiasmo.
L’eredità artistica di Claudio è proprio riecheggiata nella chiesa di San Bartolomeo in quel sabato 7 dicembre 2013!
Paolo Anesa






