Quando penso alla pace, mi immagino alla meta dopo un lungo cammino; la giornata è serena e piena di colori, immerso nella quiete ammiro un panorama mozzafiato e una brezza leggera soffia dolcemente. Mi sento parte del tutto e non ho paura.
Immagino la pace come qualcosa di prezioso e delicato, frutto di un equilibrio dato da tante situazioni convergenti, tanto delicato da bastare un nulla per andare in frantumi.
Penso che l’equilibrio si possa rompere quando interessi e ideologie diventano più importanti del bene di tutti… nascono così piccoli e grandi conflitti, da quelli personali fino alle 56 guerre in corso nel mondo, il numero più alto dalla Seconda Guerra Mondiale. Conflitti armati che coinvolgono oltre 92 paesi e hanno causato più di 100 milioni di sfollati e oltre 233 mila vittime solo nel 2024.
Nel suo discorso d’insediamento del 20 gennaio 2001 a presidente degli Stati Uniti, George W. Bush collegò esplicitamente la pace mondiale alla diffusione della democrazia sulle basi di libertà e fiducia, non escludendo l’uso delle armi per “imporla” quella democrazia.
Pochi mesi dopo il tragico 11 settembre 2001, una risposta a queste affermazioni arrivò già nel titolo del messaggio per la Giornata internazionale della pace del 1° gennaio 2002 che diceva «Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono». Ecco, credo siano proprio queste le parole chiave per raggiungere una pace giusta: la giustizia, il perdono.
Ma personalmente, per essere costruttori di pace, noi, cosa possiamo fare?
Vorrei rispondere partendo da me…
Ho voluto riflettere sui miei comportamenti che, anche involontariamente, possono aver creato conflitti.
Non sono costruttore di pace…
– quando il lamento diventa una costante;
– quando l’empatia lascia il posto al pettegolezzo o al giudizio sommario se non al pregiudizio;
– quando non vedo quelli che chiamiamo “invisibili”;
– quando non sono sincero o sostengo solo le verità che mi fanno comodo;
– quando nelle relazioni rotte non riesco a ricucire un rapporto;
– quando non utilizzo bene il mio tempo;
– quando, anche nel fare acquisti, non acquisto responsabilmente;
– quando scelgo la via più comoda, tanto così fan tutti;
– quando il piccolo risparmio non è investito eticamente;
– quando non coltivo la virtù dell’ascolto.
Devo scusarmi e chiedere perdono per tutto questo, con chi ho offeso e con la mia coscienza per face pace con me stesso e per fare ogni giorno un passo verso la conversione del cuore.
Poi, pensiamo anche a quanto è grave la ricaduta sociale del bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti… uno “spettacolo” di violenza verbale e comportamentale che viene proposto giornalmente da Tv e media, dove voci si sovrappongono a voci… e chi urla più forte si impone.
Vale lo stesso per le verità contrapposte che sanno di propaganda e che ci confondono.
Nelle guerre è complicato valutare la ragione dei contendenti, invece è molto facile capire la disperazione e la sofferenza dei popoli, degli innocenti, in particolare i bambini.
Ma è la speranza che ci deve animare, non dobbiamo lasciare spegnere il fuoco che portiamo nel nostro cuore. Affrontiamo fiduciosi il futuro perché siamo circondati dalla pace, ma talvolta non ce ne rendiamo conto, forse perché fa sempre più rumore un albero che cade piuttosto di una foresta che cresce… e penso ai tanti volontari che, anche qui ad Albino, offrono gratuitamente il loro tempo per far crescere le nostre comunità portando a chi ha bisogno aiuti primari, supporto, vicinanza, relazione, formazione, amicizia, dono…
Infine, ringrazio Paolo Salamoni per averci regalato per tanti anni il “nostro” Paese Mio che con questo numero giunge al capolinea, augurando a lui e te che stai leggendo, buon Natale.
Fabio Gualandris









