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L’inquieto Seicento albinese

22 Marzo 2021
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L’inquieto Seicento albinese
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Dopo la biografia su Giovan Battista Moroni uscita nel 2016, lo storico albinese Giampiero Tiraboschi ci fa un altro regalo.
E’ uscito in questi giorni il suo nuovo libro dal titolo L’inquieto Seicento albinese ambientato ad Albino nella prima metà del Seicento, che racconta la storia della borghesia albinese che si è consolidata in quel periodo. Il libro è finanziato dal Comune di Albino e fa parte di una collana che comprende anche la biografia del Moroni e il libro sulla chiesa di San Bartolomeo, a cui Tiraboschi ha dato un suo contributo. Hanno tutti e tre lo stesso stile grafico e l’editore è Tera Mata, una piccola casa indipendente che fa libri di qualità.
Ad Albino, nella prima metà del Seicento, raggiunge la sua massima espansione la fabbricazione dei panni di lana, attività manifatturiera già diffusa nel Trecento. La lana nostrana non era di grande qualità, quindi gli albinesi preferivano importare la lana dal meridione oppure dalla Spagna; si era perciò sviluppata un’importante attività mercantile, grazie anche alle agevolazioni che la Repubblica di Venezia concedeva.
In quegli anni si era affermata la figura del mercante itinerante che andava di fiera in fiera lungo la penisola italiana trasportando i panni con bestie da soma e pronto a trattare qualsiasi merce che potesse servire.
Ad Albino in quegli anni c’erano una quindicina di famiglie imprenditrici, tra cui gli Spini, i Benvenuti, i Marini, i Seradobati, i Personeni. Alcune erano venute da fuori, dalla Valle Imagna e dal circondario di Zogno, si erano inserite ad Albino nella seconda metà del Quattrocento facendo fortuna e diventando albinesi a tutti gli effetti.
Buona parte del libro si sviluppa attorno alla vicenda della famiglia Benvenuti e della loro residenza, che era il palazzo diventato poi sede del Municipio di Albino.
Francesco Benvenuti era un giovane mercante ambizioso, che aspirava a crescere nella scala sociale e per fare questo aveva sposato Angelica, una giovane aristocratica di Bergamo, e con la sua dote aveva rafforzato il suo patrimonio e consolidato le sue ambizioni. Ma la sua grande ascesa sociale aveva provocato le invidie dei potenti di Albino che avevano deciso di eliminarlo. Così Francesco viene ucciso a soli 26 anni il 4 dicembre 1637 dal sicario Gian Battista Zoli detto Alfiero di Forlì, un bravo al servizio di Giovanni Spini.
I cognati di Francesco e della Vedova chiedono giustizia e istruiscono il processo, ma molti avvocati rifiutano l’incarico ed alcuni testimoni vengono minacciati.
Si giunge nel 1638 ad un mandato d’arresto per Giovanni Spini e i suoi figli che scappano a Padova. Ma il 30 luglio 1640 i magistrati di Venezia assolvono gli Spini da corresponsabilità nell’omicidio.
Il libro dedica ampio spazio anche alla figura di Raffaello Carrara, singolare figura di medico e filosofo, molto critico con la medicina del suo tempo; racconta le imprese del capitano Bartolomeo Signori e ne elenca la sua biblioteca; segue le vicende migratorie dei Personeni a Lecce e dei Marini a Verona; accenna alle fortune delle famiglie Tomini e dei Moroni, che andranno a risiedere a Bergamo e acquisiranno poi il titolo di conte; racconta sommarie storie di ludopatia, nascite illegittime e pratiche magiche.
Chiediamo a Giampiero Tiraboschi come è nato il progetto di questo libro:
“Ho iniziato una ricerca presso l’Archivio di Stato, la Biblioteca Angelo Mai e la Curia Vescovile di Bergamo, che ho poi integrato con documenti dell’Archivio di Stato di Venezia, di Chieti, e di Lecce.
Ho scelto come titolo del libro L’inquieto Seicento albinese, perché ad Albino in quegli anni ci sono state delle forti tensioni tra famiglie; inoltre molte grandi famiglie albinesi sono passate attraverso dei fallimenti, prima di diventare ricche, perché quello del mercante è sempre stato un lavoro molto rischioso.
L’idea di realizzare questo libro è partita da alcuni progetti che si erano ipotizzati anni fa, quando si era dato vita alle Raccolte Civiche di Storia e Arte di Albino. Uno riguardava la storia del vecchio palazzo comunale e l’altro la ristampa del libro scritto dal medico e filosofo Raffaello Carrara, corredato dalla sua biografia e da uno studio della medicina di quel periodo. Questi progetti non si erano poi realizzati.
Il vecchio palazzo comunale di Albino è stato prima la residenza dei Benvenuti, poi è stato inglobato nel monastero di Sant’Anna ed infine con l’avvento di Napoleone è diventato Municipio. Le notizie sul palazzo, soprattutto acquisti e vendite, non avevano un interesse particolare dal punto di vista della narrazione.
Quindi ho rivolto l’attenzione alla vita delle persone che ci abitavano, i Benvenuti, e ho trovato notizie interessanti della loro migrazione, la loro presenza a Chieti, la vicenda che ha portato all’omicidio di Francesco Benvenuti; quindi c’era abbastanza materiale per raccontare una storia.
Con la vicenda dei Benvenuti è venuta alla luce la figura del pittore di opere sacre Giovan Battista Spinelli, un importante pittore del Seicento napoletano che è stato rivalutato in questi anni. Era figlio di una famiglia albinese trapiantata a Chieti: il padre era partito da Albino come mercante e socio dei Benvenuti. Il palazzo Benvenuti di Albino era tutto arredato dai suoi quadri, dispersi dopo la morte di Francesco; ad Albino è rimasto solo il quadro della Madonna col Bambino e i Santi Alessandro, Benedetto e Rocco nella chiesa parrocchiale di Comenduno. Questo libro, attraverso le sue illustrazioni è l’occasione per fare meglio conoscere questo artista”.
Nella prefazione al libro il professore Angelo Calvi scrive che Giampiero Tiraboschi ha raccontato la biografia di un paese e ha fatto rivivere personaggi storici del nostro passato, tracciando i ritratti di artigiani, mercanti, notai, e importanti famiglie del tempo, per lo più della borghesia albinese, che senza questo libro sarebbero stati dimenticati.
Per scrivere questo libro Giampiero Tiraboschi ha consultato centinaia di documenti scritti in latino, con il linguaggio di 400 anni fa, e questo dà l’idea del suo grande lavoro di archivista che ha imparato da autodidatta; un lavoro cominciato più di trent’anni fa, quando gli era stato chiesto di riordinare gli archivi storici delle Parrocchie di Albino.
L’indice dei nomi alla fine del libro aiuterà gli attuali albinesi a trovare notizie su propri antenati o famiglie estinte.
Quest’anno la città di Albino festeggerà i 500 anni dalla nascita del suo più illustre cittadino, il pittore Giovan Battista Moroni e, nonostante l’emergenza sanitaria legata alla pandemia, ci saranno numerose iniziative per ricordarlo.
Sarebbe questa un’occasione per riproporre la monografia che Giampiero ha scritto nel 2016 su Giovan Battista Moroni, l’uomo e l’artista, che è considerata dagli storici e dai critici la biografia di riferimento sul pittore albinese.
Sergio Tosini

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