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Estate al fresco… a 4.545 metri… e in rosa!

15 Settembre 2013
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Estate al fresco… a 4.545 metri… e in rosa!

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Ogni anno, d’estate, la sottosezione CAI di Gazzaniga propone nel calendario di alpinismo una gita impegnativa e di prestigio. Quest’anno la scelta è caduta sul Dom de Mishabel, la più alta montagna in territorio svizzero, che con i suoi 4.545 metri è la quarta delle Alpi.

Sabato partiamo in 12 persone, con destinazione Randa, vicino a Zermatt, nel cantone Vallese. Parcheggiamo nella struttura sotterranea costruita con intelligenza e rispettosa della montagna, per non compromettere la caratteristica del luogo. Con i nostri pesanti zaini ci incamminiamo per la Domhutte (capanna-rifugio posta a 2.950 metri sulle Alpi Pennine), su sentiero ripido e faticoso, ma diretto e in 3 ore raggiungiamo la capanna, bella, accogliente e recentemente ristrutturata, proprio ai piedi del ghiacciaio. Il panorama che si gode da questa posizione è entusiasmante, cime oltre i 4.000, come il Weisshorn. con le sue creste eleganti e impegnative. e il Cervino, visto da una angolazione per noi insolita, ma che nascosto parzialmente da una nuvola incute ancora maggiore timore e rispetto.

Al cospetto di queste vette io, donna, mi sento “piccola” e vengo assalita da dubbi sulla mia capacità tecnica e sull’allenamento in quota, sensazioni ampiamente superate dalla mia sfrenata passione per la montagna.

Alla sera. cena “alla tedesca”, ma stuzzicante, che ci assicura energie per la salita di del giorno dopo e, dopo aver preparato la zaino, ci corichiamo; la sveglia suonerà alle 2 e un quarto. Mentre consumiamo la cena, scorgiamo dalle finestre camosci che frugano nella pietraia della morena in cerca di erba e muschio, la stessa morena che noi risaliremo domani mattina presto per raggiungere i Festiglatcher.

L’umore è buono, nonostante non si vedano stelle in cielo, e dopo colazione partiamo al buio con il cielo coperto da nuvole. Con l’aiuto della luce dei frontalini, raggiungiamo faticosamente il passo Festijoch a 3.700 metri, da dove parte la cresta NW Festigrad, itinerario sapientemente scelto dai capigita, con un percorso gradevole e appagante, ma spesso ghiacciato e con buchi nella cresta che ci obbligano alla massima attenzione. Il panorama è splendido e immenso e non tralasceremo soste per fotografare questi angoli di paradiso. Vediamo le cordate che salgono dalla via normale e anche loro come noi sprofondano nella neve fresca caduta nel giorni precedenti sopra quota 4.000. Il cielo si è rasserenato, la vetta è vicina e dentro di me cresce la gioia di avercela fatta, nonostante i dubbi che avevo all’inizio. Dopo 6 ore e 30 dalla partenza, tutte le cordate sono in vetta e scattiamo le dovute foto-ricordo, incluse quelle della croce dove si apprezza un artistico Cristo antropomorfo. Intanto, godiamo del panorama su tutto il Mishabel e, dopo esserci scambiati i complimenti e festeggiato commossi il 40° “quattromila” di Giorgio, scendiamo lungo la via normale. Sotto un sole cocente, passiamo in prossimità delle pareti della LenzSpitze e del Nadelhorn, salito nel 2012.

Il ritorno al rifugio è lungo e noioso anche se passiamo vicino a seracchi incombenti che ci accompagnano fino all’incrocio con la via di salita. Stanchi, ma contenti, arriviamo alla Domhutte, dove cambiamo “assetto”, riponendo negli zaini la pesante attrezzatura. Spavaldamente mi offro anche di portare la corda in discesa, scaricando dal suo peso chi l’aveva portata in salita. Ben presto mi rendo conto di essermi sopravalutata, ma non voglio tirarmi indietro e cosi…povere spalle!

Finalmente, alle 16.30, raggiungiamo le auto; la stanchezza si fa sentire, siano svegli dalle 2 del mattino, abbiamo percorso 1.600 metri di dislivello in salita sopra quota 4.000, e 3.200 metri in discesa, oltre ai 1.600 del giorno precedente. Rientriamo a casa.

Ogni montagna che riesco a salire mi lascia un’impronta, un ricordo che rivivo dentro di me! Il Dom de Mishabel è una montagna imponente e grandiosa, che però si lascia salire dolcemente, con fatica ma anche con grande soddisfazione. Grazie Bepino che con la tua capacità ci hai permesso di raggiungerla.

Maria Grazia Verzeroli

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