Si chiama Enrico Guarnieri, ha 27 anni, è di San Paolo d’Argon, lavora come Chef de Rang al ristorante “Da Vittorio”, a Brusaporto. E’ lui il miglior cameriere del Nord Italia. Lo scorso 11 novembre, infatti, a Merano, capitale del “saper ospitare” dell’Alto Adige, presso la hall della Cooking Farm, in piazza Rena, in una serata denominata “Master of Hospitality”, inserita nel Merano Wine Festival, il giovane Enrico Guarnieri ha vinto la Selezione Nord Italia del Premio Emergente Sala 2018, l’evento di maggior prestigio d’Italia, il più ambito e il più conosciuto anche all’estero, che esalta il miglior professionista del servizio di sala “under 30”. Una gara difficile, condotta su due giornate, davanti a giurie altamente qualificate, composte da personalità che rappresentano il meglio del servizio di sala in Italia e non solo (personaggi del mondo del vino, della ristorazione, alcuni giornalisti, vip). Ma che, alla fine, ha visto Enrico Guarnieri primeggiare su 20 candidati in lizza, tra i più talentuosi giovani che lavorano nella ristorazione italiana dalla parte della sala, tutti sotto i 30 anni.
Per la cronaca, il Premio Emergente Sala 2018, dopo Merano, proseguirà con Emergente Sala Centro-Sud, che si svolgerà a Paestum, nel maggio 2018, mentre la “finalissima”, si terrà, a Roma, nell’ottobre 2018. Certamente, Enrico Guarnieri sarà presente, e noi non mancheremo di fare il tifo per lui.
Ma chi è Enrico Guarnieri?
“Sono di San Paolo d’Argon e da quasi due anni faccio parte della brigata di sala del tristellato ristorante “Da Vittorio”, a Brusaporto, in qualità di Chef de Rang. Ho iniziato a muovere i primi passi in sala, nei fine settimana, in un ristorante di paese, all’età di 14 anni, per poter avere una mia piccola entrata economica. Negli anni, poi, le mie scelte mi hanno portato a seguire altre strade: infatti, mi sono diplomato come perito meccanico presso l’Istituto Tecnico “Paleocapa” di Bergamo, e mi sono iscritto alla facoltà di Ingegneria Gestionale, a Bergamo-Dalmine. Dopo due anni, però, smetto di studiare in Università, e riprendo a calpestare i pavimenti dei ristoranti locali, semplicemente per mantenermi agli studi. Tuttavia, col passare del tempo, cresce sempre più in me la consapevolezza e l’assoluta voglia di accantonare tutto, per dedicarmi esclusivamente a quella che diventa la mia unica passione e cioè l’accoglienza e tutto ciò che ad essa si lega. Quindi, a 23 anni, lascio l’Italia per recarmi in Australia, e lavoro in due ristoranti italiani, a Melbourne. Qui rimango un anno: una bella esperienza, che mi ha permesso di ampliare sotto molti punti di vista il mio bagaglio culturale: in primis, l’assoluta padronanza dell’inglese. Ritornato a Bergamo, inizio da zero una nuova avventura come Chef de Rang e poi come responsabile di sala in un ristorante fusion giapponese, il “Ryu”, in Bergamo Alta, dove, dopo solo un anno siamo stati selezionati all’interno della Guida Michelin”.
Quando ha iniziato a lavorare al ristorante “Da Vittorio”?
“La svolta è avvenuta grazie ad un cliente del “Ryu”, che mi ha presentato alla famiglia Cerea. Essere entrato in questa grande famiglia è stata per me una bellissima soddisfazione, un ottimo traguardo, ma soprattutto un meraviglioso punto di partenza. Lavorare qui infatti mi ha permesso di incrementare le mie conoscenze ma soprattutto di rimettermi in gioco ogni giorno, scoprendo metodi di servizi nuovi, nuove cotture e nuove pietanze; ma soprattutto la famiglia Cerea mi ha insegnato cosa significa la parola accoglienza, a 360 gradi. Infatti, ciò che secondo me un professionista di sala deve saper fare al meglio, oltre che a trasmettere la filosofia dello chef e della sua brigata, è di far sentire l’ospite come nella propria casa, prestando tutte le attenzioni nel servizio con la massima accuratezza ed eleganza”.
E gli altri suoi interessi?
“Ho anche una grande passione per i vini e per questo l’anno scorso ho deciso di intraprendere il corso di tre livelli proposto dall’AIS, percorso che terminerà alla fine di luglio dell’anno prossimo con il completamento del terzo livello e successivo esame finale. Infine, essendo il filo tra la cucina e la sala molto sottile, ho sempre un occhio di riguardo per tutto quello che è il mondo del food. Sono sempre alla ricerca di guide, riviste e libri che mi permettono di ampliare sempre di più il mio bagaglio culturale”.
Ti.Pi.









