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Radames Pezzoli, testimone vivente della tragica esperienza della guerra e della prigionia nazista

18 Febbraio 2017
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Radames Pezzoli, testimone vivente della tragica esperienza della guerra e della prigionia nazista

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Lo scorso 20 dicembre, presso gli Uffici della Prefettura di Bergamo, nell’ambito di una cerimonia ufficiale, alla presenza del Prefetto Tiziana Giovanna Costantino, è stata consegnata a 35 ex-militari, originari della Media Valle Seriana, una medaglia commemorativa intitolata “Medaglia della Liberazione”; un riconoscimento istituito dal Ministero della Difesa nel 2015, in occasione della ricorrenza del 70° anniversario della Liberazione e destinato ai militari e ai soldati internati nei lager nazisti, invero a tutti coloro che hanno preso parte alla Resistenza e alla Guerra di Liberazione.
Tra i decorati era presente il signor Radames Pezzoli, classe 1924 e residente a Fiorano al Serio; egli rimane tra gli ormai pochissimi testimoni ancora in vita che vissero in prima persona la forte e tragica esperienza della Seconda Guerra Mondiale e della deportazione nazista verso i campi di lavoro.
Radames nasce nel 1924, a Vertova, figlio unico di genitori commercianti; cresce per lo più con i nonni e, una volta adolescente, intraprende gli studi di ragioneria e dattilografia, a Bergamo. All’età di 18 anni, Radames viene richiamato alle armi e, anche se originariamente destinato ad un reparto di fanteria del sud Italia, parte per il paese di Edolo, in provincia di Brescia, ed entra a far parte del 5^ Reggimento Alpini Battaglione Edolo. Passa poco tempo e Radames parte per Bolzano, diretto alla sede del 5^ Reggimento Alpini ed è qui che ricorda: “…improvvisamente hanno fatto irruzione i tedeschi con i loro Panzerfaust, c’era ovunque una gran confusione, tutti scappavano, ed io, nella mia fuga, ho notato al centro del piazzale della caserma il pennone con la bandiera tricolore; velocemente l’ho ammainata e l’ho infilata nello zaino, non potevo lasciarla lì. Poi, ci hanno radunato e condotto a piedi fino alla stazione; ci hanno fatto salire su vagoni ferroviari, probabilmente destinati più alle bestie che alle persone, e così siamo partiti per la Germania. Sapevamo che eravamo diretti ad un campo di concentramento”.
Dopo la cattura, Radames viene inizialmente internato nel lager Stalag III A di Luckenwalde e, successivamente, viene trasferito a Berlino; ma il campo, il 29 maggio 1944, viene bombardato e Radames rimane ferito ad una caviglia; una convalescenza lunga e dolorosa, a causa della scarsità di medicinali e antibiotici. “Durante la prigionia – racconta Radames – i nazisti mi hanno trattato molto più umanamente di quanto abbiano fatto con altri prigionieri; a Berlino, il mio compito era il recupero dei morti dai bunker e dai rifugi, oppure la raccolta delle patate nei campi. Ovviamente, eravamo sorvegliati a vista e perquisiti ogni sera”.
Il 10 maggio 1945, con l’ingresso in città delle truppe sovietiche, Radames viene fatto prigioniero insieme ad altri soldati italiani e costretto ai lavori forzati sotto il controllo dei russi. In questo periodo Radames conosce una famiglia di contadini, con i quali stringe una piacevole amicizia e, nel momento della fuga, gli stessi, ormai affezionatigli, gli fanno dono di un’icona sacra, che ancora oggi Radames custodisce con molta cura. Ed è nel settembre del 1945 che finalmente Radames intravede la fine della lunga odissea della prigionia; insieme a un gruppo di soldati riesce a fuggire e si consegna agli americani a Berlino. Da qui viene rimpatriato a bordo di un treno, dapprima verso l’Austria e quindi per l’Italia, non senza essere prima sottoposto a disinfezione e quarantena; ma una volta giunto a Pescantina, nel veronese, Radames decide di percorrere gli ultimi chilometri verso casa, a piedi, concludendo così la sua lunga e faticosa esperienza di guerra.
Radames si sposa con Lucia Maffeis nel 1952; nel 1954 nasce il primo figlio, Ferrante, e nel 1958 la secondogenita, Patrizia.
Il signor Radames Pezzoli è molto conosciuto nei paesi della Media Valle Seriana, grazie alla sua storica attività di commerciante, cessata negli anni ‘80, nel suo negozio di Gazzaniga, ereditato dai genitori (all’epoca situato dove oggi sorge la nuova Piazza S.Ippolito). Radames oggi vive con la moglie Luisa, a Fiorano al Serio, e nel corso degli anni ha ricevuto numerose onorificenze, fra le quali, sicuramente quella che più gli sta a cuore, la Medaglia d’Onore.
La redazione di Paese Mio ringrazia sentitamente il signor Radames Pezzoli per aver rivissuto la sua esperienza di guerra e prigionia, con molta disponibilità e gentilezza, mostrando documentazioni storiche uniche e fotografie d’epoca, testimonianze di un passato vissuto, ancora ben impresso nella sua impeccabile memoria. La sua è la preziosa testimonianza di un evento tragico e crudele, che le nuove generazioni non devono dimenticare.
L’incontro con Radames Pezzoli è stato possibile grazie a Maurizio Monzio Compagnoni, referente per la Valle Seriana dell’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro Famigliari.

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Silvia Pezzera

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